Gli orfani bianchi

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì. (Fonte immagine)

Li chiamano “orfani bianchi”. Bianchi come la neve in inverno o come il candore dei loro anni. Secondo un recente rapporto dell’Unicef, in Moldavia sarebbero 100 mila: un esercito cui le autorità locali e le istituzioni europee hanno voltato le spalle. Gli “orfani bianchi” sono tutti i minori con uno o entrambi i genitori all’estero, emigrati in cerca di un lavoro migliore. Nel piccolo paese stretto tra Romania e Ucraina, 100 mila teenagers vivono senza almeno uno dei genitori (quasi sempre la madre), 17 mila sono affidati ai nonni o ad altri congiunti. Almeno 500 (ma il numero potrebbe essere molto maggiore) vivono praticamente da soli. Su una popolazione di appena 3 milioni e 600 mila abitanti tali numeri descrivono una profonda lacerazione del tessuto sociale.

Questi bambini e questi adolescenti sono esposti a fortissime tensioni psicologiche. L’assenza dei padri e soprattutto delle madri su larga scala (un’intera generazione di emigrati; solo in Italia i moldavi sono oltre 120mila) produce un gap difficilmente recuperabile. Poco alla volta, la depressione inizia a corrodere gli “orfani bianchi”.

Una sindrome italiana

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Questo articolo-inchiesta di Alessandro Leogrande è uscito per «Saturno», l’inserto culturale del «Fatto Quotidiano».

Una nuova forma di depressione si aggira per l’Europa: si chiama “Sindrome italiana”. Non riguarda la schizofrenia della finanza o il pericolo di una nuova recessione. La sindrome che prende il nome dal Belpaese colpisce i lavoratori, o meglio le lavoratrici, più invisibili: le badanti provenienti dall’Est. I primi ad accorgersene sono stati due psichiatri di Ivano-Frankivs’k, città di duecentomila abitanti nell’Ucraina occidentale, profondamente segnata dalle tragedie del Novecento. Nel 2005, Andriy Kiselyov e Anatoliy Faifrych intuiscono che due donne in cura nel loro reparto presentano un quadro clinico diverso dagli altri. Sintomi che hanno imparato a riconoscere in anni di attività (cattivo umore, tristezza persistente, perdita di peso, inappetenza, insonnia, stanchezza, e fantasie suicide) si innestano su una frattura del tutto nuova, che mescola l’affievolirsi del senso di maternità con una profonda solitudine e una radicale scissione identitaria. Quelle giovani madri non sanno più a quale famiglia, a quale parte dell’Europa appartengano, come se un’antica armonia si fosse all’improvviso spezzata.