Angela Davis e la maturità di una rivoluzionaria

angela davis

di Sara Zucchini (la foto è di Giuliano Del Gatto)

Sono le 20:15 e la fila per entrare in teatro conta già qualche centinaio di persone. Dopo due giorni di incontri sulla politica internazionale, l’economia, i migranti, il global warming, il Venezuela, le graphic novel che sono anche reportage di guerra, la Siria, la Libia, la Brexit, la stanchezza comincia a farsi sentire. Mi fanno male gli occhi, mi fa male la schiena, sento che sto perdendo lucidità, ma se sono qui al Festival di Internazionale, dove da giovanissima ho lavoravo per mettere da parte un po’ di soldi extra e intanto sgattaiolavo dentro i teatri per ascoltare Chomsky o Randall, è per incontrare una donna da foto sul muro, come diceva De Gregori, che oggi è scesa dal muro, è uscita dai libri e dai poster, è diventata tridimensionale e parlerà qui, nella mia cittadina umida.

Oltre le marce delle donne. Il femminismo alla prova dei regimi autoritari

egypt

di Lucia Sorbera

Alla Marcia delle donne che si è tenuta a Washington il giorno successivo alla cerimonia d’insediamento di Donald Trump la studiosa e attivista Angela Davis ha lanciato un appassionato invito alla resistenza contro la supremazia del patriarcato bianco. Una resistenza che, ammonisce Davis: “Dovrà avvenire quotidianamente nei prossimi 1459 giorni, sul terreno, nelle aule scolastiche, nei luoghi di lavoro, nella nostra arte e nella nostra musica” (enfasi aggiunta da chi scrive).

Il nesso tra espressione artistica e resistenza civile non è nuovo alle femministe egiziane. Se la rivoluzione del 2011 ha aperto una rinnovata stagione di attivismo femminista, già negli anni Novanta del secolo scorso la scrittrice Nawal al-Saadawi analizzava la lunga tradizione delle culture del dissenso, e dedicava un saggio proprio al tema Dissidenza e Creatività (1995), in cui sottolineava la necessità di contestualizzare nel tempo e nello spazio le tecniche di oppressione e sfruttamento, enfatizzava il bisogno di demistificare le parole chiave del Ventesimo secolo, come pace, democrazia, diritti umani, privatizzazione, globalizzazione, società civile, fondamentalismo religioso e postmodernità, e concludeva che la creatività è intrinsecamente dissidente.

Intervista a Paul Beatty, vincitore del Man Booker Prize

beatty

Questa intervista è uscita sul Messaggero, che ringraziamo.

Paul Beatty, classe 1962, radici losangeline, con Lo schiavista (Fazi Editore, 369 pagine, 18.50 euro, traduzione ottima di Silvia Castoldi) è da poco il primo scrittore nordamericano insignito del prestigioso riconoscimento letterario Man Booker Prize. The Sellout, il titolo originale dell’opera, è un romanzo satirico, coraggioso che, sottraendosi al canone della classica denuncia sociale grazie alla fantasia e al talento dell’autore, guarda al proprio paese, lo interroga e dissacra, mettendolo allo specchio.

Potremmo cominciare a leggere il libro da questo dialogo: «È illegale gridare “al fuoco” in un cinema pieno di gente, giusto?». «Sì». «Be’, io ho sussurrato “razzismo” in un mondo post razziale». Il narratore, il venduto, nell’incipit potente si fa carico del pregiudizio storicizzato: «So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente». Me, soprannominato Bonbon, ci porta davanti alla Corte Suprema col caso 09-2606: lui contro gli Stati Uniti d’America. Il giudice nero è costernato: perché ai giorni nostri un afroamericano viola i principi, possedendo uno schiavo, e sostiene che la segregazione riunisca le persone di una comunità in crisi di identità?

Settant’anni da rivoluzionaria

angela-davis-black-girls-rock-2011-16x9

Il 26 gennaio 1944 nasceva Angela Davis: attivista del movimento afroamericano, filosofa, rivoluzionaria. Le facciamo gli auguri ripubblicando un brano del suo libro Autobiografia di una rivoluzionaria, edito da minimum fax nel 2007 nella traduzione di Elena Brambilla. di Angela Davis Eravamo di nuovo a New York. Ero clandestina da due mesi. Col solito crampo […]

Aboliamo le prigioni?

carceri

A cicli mensili o annuali, si parla in Italia di “emergenza carceri”. Questa volta è stato Napolitano stesso a farsi carico di una questione che va al di là di qualsiasi piccola occasione politica. Qualche anno fa a minimum fax pubblicammo un libro radicale, Aboliamo le prigioni? di Angela Davis, che faceva piazza pulita di tutta una serie di luoghi comuni sulle carceri. Ne ripubblichiamo un estratto, sperando che possa contribuire a un dibattito sempre, purtroppo, urgente.

di Angela Davis

In gran parte del mondo si dà per scontato che chiunque sia stato giudicato colpevole di un reato grave vada in prigione. In alcuni paesi – compresi gli Stati Uniti – dove la pena capitale non è ancora stata abolita, un numero piccolo, ma significativo, di persone è condannato a morte per quelli che sono considerati crimini particolarmente efferati. Molti conoscono la campagna per l’abolizione della pena di morte, che in effetti è già stata abolita in quasi tutti i paesi. Persino i più strenui sostenitori della pena capitale ne riconoscono gli aspetti controversi, e sono davvero pochi quelli che non riescono a immaginare che si possa vivere senza di essa.

Il carcere, viceversa, è considerato un elemento inevitabile e permanente della nostra vita sociale. I più rimangono sorpresi nel sentire che anche il movimento per l’abolizione delle prigioni ha una lunga storia, risalente addirittura alla comparsa del carcere come principale forma di punizione.

La vita cambiata da un taglio perfetto

alan (1)

Alan Pauls, autore di «Storia dei capelli» (in uscita per Sur), da domani sarà in Italia per incontrare i lettori. Il primo appuntamento sarà a Sarzana alla libreria Il terzo luogo insieme a Marco Cassini e Benedetta Marietti, di cui vi riproponiamo l’intervista uscita  sabato scorso su «D – la Repubblica delle Donne».

di Benedetta Marietti

Grigi, folti e a spazzola, corti ma scompigliati: sono i capelli la prima cosa che osservi di Alan Pauls, lo scrittore, giornalista e critico argentino che ha intitolato proprio Historia del pelo, Storia dei capelli, un intero romanzo (in uscita in italiano ai primi di luglio per SUR, traduzione di Maria Nicola). Una sorta di memoir pseudoautobiografico e squisitamente letterario che filtra la vita e gli incontri di un uomo, a Buenos Aires, dall’infanzia e adolescenza negli anni 70 fino ai giorni nostri, attraverso un’unica ossessione, quella della chioma (vera o finta che sia, dato che nel libro si parla anche di parrucche).

Alternative al carcere

«L’opinione pubblica ha diritto di conoscere quanto accade nei penitenziari italiani. Non esiste alcuna norma che vieti espressamente alla stampa di visitare gli istituti carcerari. Ma, negli ultimi anni, l’amministrazione penitenziaria ha ristretto sempre più le possibilità di accesso. Il diritto all’informazione libera deve poter comprendere la visita dei luoghi di detenzione, nel rispetto della […]