Leo Perutz: weird mitteleuropeo

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di Angelo Murtas

Leo Perutz evoca un’Europa che è stata, il doloroso rimpianto di un tempo perduto. I suoi romanzi sono oggetti mai completamente definiti, narrazioni geometriche che oltrepassano la specificità dei generi per ribaltare il reale. Qualsiasi tentativo di associare le sue opere a un canone definito è destinato, se non a fallire, a risultare parziale, difettoso. Molti dei suoi libri cominciano con un interrogativo e procedono nello sforzo di rispondervi, seguono i modelli di risoluzione del caso tipici del giallo, ma la presenza costante di elementi irrazionali, di tracce oscure e oniriche, finisce per trasbordare i confini del genere.

Imbattendoci nei suoi romanzi ci ritroviamo nella Praga capitale dell’Impero, nell’Europa di inizio Settecento, nella Spagna delle guerre napoleoniche, nella Francia dominata dalla complessa personalità di Richelieu; eppure la Storia, che tenta di imporsi come genere, è solo uno spazio di manovra, un divertissement alla maniera del Contro-passato prossimo di Morselli, all’interno del quale i personaggi minori, incapaci di governare gli eventi, ne finiscono travolti, e a dominarli sono di nuovo forze misteriose e demoniache.

I doveri di uno scrittore: intervista a Don Winslow

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Questo articolo è uscito sul Mucchio, che ringraziamo.

di Angelo Murtas

Don Winslow si è conquistato un posto tra i grandi della letteratura poliziesca. In due dei suoi libri in particolare, Il potere del cane e Il cartello (entrambi pubblicati da Einaudi Stile Libero), affronta l’intricato mondo dei cartelli della droga messicani. Sono due opere imponenti sempre in bilico tra fiction e non fiction che solcano il baratro dell’impotenza del mondo nel suo regno dei morti.