Brianna Carafa o della qualità narrativa

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di Anna Toscano

Brianna Carafa è una autrice che negli anni Sessanta inizia a essere conosciuta dopo la pubblicazione delle sue poesie per l’editore Carucci e, subito dopo, per i suoi racconti usciti nella rivista Botteghe Oscure. La sua scrittura non passa inosservata nel gruppo di intellettuali che frequenta in quegli anni a Roma, tra i quali Angelo Maria Ripellino, e nemmeno a Italo Calvino che probabilmente in Einaudi caldeggia i suoi due romanzi che escono nel 1975, La vita involontaria, e postumo, nel 1978, Il ponte nel deserto.

Nei decenni Carafa viene dimenticata, destino comune a molte altre scrittrici di quegli anni, i suoi libri si trovano nelle bancherelle dell’usato a prezzi accessibilissimi, rarissimamente i suoi libri sono rintracciabili nelle biblioteche, come se il velo della polvere dell’oblio avesse reso inaccessibile al mondo la potenza straordinaria della sua scrittura.

Le fotografie di Henri Cartier-Bresson a Palazzo Grassi. Il gran gioco del guardare in mostra

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di Anna Toscano

Come gli sguardi guardano a una opera fotografica, come la avvicinano o la allontanano, come la leggono, come la sorvolano, come la serbano, come diviene nel tempo la colonna sonora per immagini di una vita, perché i grandi capolavori fotografici scandiscono l’esistenza delle persone fino a crearne una colonna visiva, fino a divenire parte integrante della vita di chi le ama.

Henri Cartier-Bresson ha fotografato il mondo per moltissimi anni, circa ottanta, quasi senza sosta, i suoi scatti in bianco e nero marcano i momenti dell’esistenza di molti appassionati o solo simpatizzanti di fotografia; incontabili le mostre a lui dedicate nel mondo, sia quando era in vita sia dopo, moltissime le immagini iconiche che lo hanno reso indimenticabile.

Roccaforti espugnabili. “Insegnami la tempesta”, il nuovo romanzo di Emanuela Canepa

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di Anna Toscano

Emma e Matilde sono le protagoniste di Insegnami la tempesta, l’ultimo romanzo di Emanuela Canepa uscito da poco per Einaudi: entrambe hanno fatto della soglia una roccaforte inespugnabile. Sono madre e figlia in una Roma di sottofondo man mano più straniante, in un appartamento dove le porte quando si chiudono sembra sia per sempre ma talvolta si aprono improvvisamente. Poi c’è Fausto, il marito di Emma, che non abita nessuna soglia, che non erige nessuna roccaforte, che sembra nemmeno prendere in considerazione le porte che vengono aperte e chiuse. C’è Irene, la migliore amica di Emma in gioventù, suora di clausura che apre le porte nonostante abbia deciso il proprio isolamento dalle persone.

“Il fiume tra di noi”, il romanzo postumo di Bijan Zarmandili

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di Anna Toscano

Il fiume tra di noi è il romanzo uscito postumo di Bijan Zarmandili, scrittore e giornalista che per decenni  ci ha narrato del suo Iran e della sua Italia attraverso giornali e libri.

Il fiume tra di noi è una storia di legami forti e controversi, di dolore e di amore, come in tutti i romanzi che lo scrittore iraniano ha scritto: il legame non è solamente tra le persone, ma un legame alla terra, a un paese, ai ricordi, alla storia.

Curare la vita scrivendo della fine

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di Anna Toscano

Si può cominciare dalla fine, che è un poco come finire dall’inizio, quando tra l’inizio e la fine la storia che viene narrata è una storia senza tempo, che cambia sempre ma non smette mai. È quella storia che porta tutti prima o poi a porci delle domande, evitando accuratamente di darci delle risposte e, col passare del tempo a dimenticarci la questione, ad arginarla, congelarla, a volte di soprassalto la questione ci sveglia ma la scacciamo subito.

Alcuni scrittori, quella storia, talvolta la mettono in mezzo, girandoci in tondo, guardandola da lontano, facendola sgusciare tra le righe, alcuni la mettono su un tavolo della cucina, in una camera ammobiliata, in una macchina schiantata addosso a un albero, altri, invece, come fa Ginevra Lamberti, quella storia la guardano in faccia, le parlano, interloquiscono.

Perché leggere Anna Édes è leggere di tutti noi

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di Anna Toscano

Un salto nel tempo e nello spazio per guardare dentro il cuore dell’uomo, un cuore che un secolo fa e in Ungheria sembra non molto distante dall’oggi. Il salto lo si fa grazie alla rilettura di un classico ungherese, il romanzo di Dezsó Kosztolányi dal titolo Anna Édes uscito in Ungheria nel 1926. Dezsó Kosztolányi è uno dei grandi classici della letteratura del primo Novecento ungherese, noto la grande pubblico italiano per alcuni titoli usciti per diversi editori italiani, tra i più letti Nerone con prefazione di Thomas Mann per Castelvecchi, Allodola per Sellerio e Il medico incapace per Rubbettino. È la prima edizione integrale di Anna Édes nel 2014 per Anfora Edizioni, e la seconda edizione nel 2018, che fanno finalmente conoscere ai lettori italiani questa grande opera.

Patrizia Cavalli apre la credenza dei racconti. “Con passi giapponesi” e lo stupefacente narrare

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di Anna Toscano

Patrizia Cavalli ci ha viziati di versi per oltre quarant’anni, con uscite di libri di poesie a distanza sincopata uno dall’altro, così da assecondare la voglia di alcuni di leggere cose nuove sue, abbreviare l’agognato bisogno di cert’altri di una sua silloge, irretire i distratti che già non la pensavano troppo spesso, salvare i sommersi da altri libri di poesia di dubbio valore, squinternare la critica sempre in attesa di una scivolata per urlare a gran titoli sull’autore in ribasso, stanare lettori non abbastanza attenti alla poesia e intrappolarli per sempre.

Dalla parte di Meursault. Ricordare “Lo straniero” di Albert Camus oggi

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di Anna Toscano

Rileggere Lo straniero di Albert Camus a settantasette anni dalla sua uscita è una esperienza straniante: la domanda che affiora quasi a ogni pagina è se siamo in Algeria tre quarti di secolo fa, o oggi nelle nostre strade, nelle nostre case, nella nostra città. Il protagonista, Meursault, è un individuo che appare come tutti, un lavoro che gli occupa molto tempo e lo tedia, una casa, una madre in un ospizio, una vita affetta da abitudini che hanno trovato la pace in loro stesse.

La poesia compagna di vita di Anna Maria Ortese

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Pubblichiamo un pezzo uscito qualche tempo fa su Il mestiere di scrivere, rivisto e ampliato.

di Anna Toscano

Casa di Altri

Ingannarci
Non dovevi, vita, Casa di Altri.
Quale tristezza nascere stranieri.

L’esordio di Anna Maria Ortese sulla carta stampata è legato a Manuele, un trittico, un testo poetico di 162 endecasillabi sciolti diviso in tre parti che fece la sua apparizione sulle pagine de “L’Italia letteraria” domenica 3 settembre 1933: parla del lutto dovuto alla perdita del fratello Manuele imbarcato come marinaio e mai tornato.

La stessa Ortese in una intervista raccontò cosa fosse per lei scrivere, senza fare distinzioni tra lo stendere versi o prosa: “La scrittura è come un ritmo che serve a calmare, aiuta a sostenere l’orrore di certe emozioni che altrimenti ci distruggerebbero”. Questa è una delle chiavi di lettura che può accompagnare nella lettura delle sue liriche, ma non l’unica tenendo conto della complessità del mondo Ortese. Molte delle sue dichiarazioni denotano spesso uno stato di incertezza verso la parola scritta, un movimento incessante che la portava dalla realtà alla scrittura come moto di vita, inoltre verso i suoi componimenti poetici la scrittrice aveva un incredulo fervore.

“Al buffet con la morte”: le poesie di Anna Toscano

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Photo by Samuel Zeller on Unsplash

di Laura Liberale

Al buffet con la morte è la sesta raccolta poetica di Anna Toscano (la terza per La Vita Felice, dopo Una telefonata di mattina e Doso la polvere). Antonella Cilento, in una delle due postfazioni, scrive: «A oggi, questo è il suo libro più maturo, il più ironico e il più personale». Nadia Terranova, nella seconda postfazione,usa parole molto intime, offrendo squarci dolorosi della sua vita ai lettori del libro di Toscano: «(…) e dopo quella prima ondata di sterminio la morte sembrò placarsi. Almeno per qualche anno, dopo che erano morti tutti, non morì nessuno».