“Il fiume tra di noi”, il romanzo postumo di Bijan Zarmandili

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di Anna Toscano

Il fiume tra di noi è il romanzo uscito postumo di Bijan Zarmandili, scrittore e giornalista che per decenni  ci ha narrato del suo Iran e della sua Italia attraverso giornali e libri.

Il fiume tra di noi è una storia di legami forti e controversi, di dolore e di amore, come in tutti i romanzi che lo scrittore iraniano ha scritto: il legame non è solamente tra le persone, ma un legame alla terra, a un paese, ai ricordi, alla storia.

Curare la vita scrivendo della fine

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di Anna Toscano

Si può cominciare dalla fine, che è un poco come finire dall’inizio, quando tra l’inizio e la fine la storia che viene narrata è una storia senza tempo, che cambia sempre ma non smette mai. È quella storia che porta tutti prima o poi a porci delle domande, evitando accuratamente di darci delle risposte e, col passare del tempo a dimenticarci la questione, ad arginarla, congelarla, a volte di soprassalto la questione ci sveglia ma la scacciamo subito.

Alcuni scrittori, quella storia, talvolta la mettono in mezzo, girandoci in tondo, guardandola da lontano, facendola sgusciare tra le righe, alcuni la mettono su un tavolo della cucina, in una camera ammobiliata, in una macchina schiantata addosso a un albero, altri, invece, come fa Ginevra Lamberti, quella storia la guardano in faccia, le parlano, interloquiscono.

Perché leggere Anna Édes è leggere di tutti noi

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di Anna Toscano

Un salto nel tempo e nello spazio per guardare dentro il cuore dell’uomo, un cuore che un secolo fa e in Ungheria sembra non molto distante dall’oggi. Il salto lo si fa grazie alla rilettura di un classico ungherese, il romanzo di Dezsó Kosztolányi dal titolo Anna Édes uscito in Ungheria nel 1926. Dezsó Kosztolányi è uno dei grandi classici della letteratura del primo Novecento ungherese, noto la grande pubblico italiano per alcuni titoli usciti per diversi editori italiani, tra i più letti Nerone con prefazione di Thomas Mann per Castelvecchi, Allodola per Sellerio e Il medico incapace per Rubbettino. È la prima edizione integrale di Anna Édes nel 2014 per Anfora Edizioni, e la seconda edizione nel 2018, che fanno finalmente conoscere ai lettori italiani questa grande opera.

Patrizia Cavalli apre la credenza dei racconti. “Con passi giapponesi” e lo stupefacente narrare

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di Anna Toscano

Patrizia Cavalli ci ha viziati di versi per oltre quarant’anni, con uscite di libri di poesie a distanza sincopata uno dall’altro, così da assecondare la voglia di alcuni di leggere cose nuove sue, abbreviare l’agognato bisogno di cert’altri di una sua silloge, irretire i distratti che già non la pensavano troppo spesso, salvare i sommersi da altri libri di poesia di dubbio valore, squinternare la critica sempre in attesa di una scivolata per urlare a gran titoli sull’autore in ribasso, stanare lettori non abbastanza attenti alla poesia e intrappolarli per sempre.

Dalla parte di Meursault. Ricordare “Lo straniero” di Albert Camus oggi

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di Anna Toscano

Rileggere Lo straniero di Albert Camus a settantasette anni dalla sua uscita è una esperienza straniante: la domanda che affiora quasi a ogni pagina è se siamo in Algeria tre quarti di secolo fa, o oggi nelle nostre strade, nelle nostre case, nella nostra città. Il protagonista, Meursault, è un individuo che appare come tutti, un lavoro che gli occupa molto tempo e lo tedia, una casa, una madre in un ospizio, una vita affetta da abitudini che hanno trovato la pace in loro stesse.

La poesia compagna di vita di Anna Maria Ortese

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Pubblichiamo un pezzo uscito qualche tempo fa su Il mestiere di scrivere, rivisto e ampliato.

di Anna Toscano

Casa di Altri

Ingannarci
Non dovevi, vita, Casa di Altri.
Quale tristezza nascere stranieri.

L’esordio di Anna Maria Ortese sulla carta stampata è legato a Manuele, un trittico, un testo poetico di 162 endecasillabi sciolti diviso in tre parti che fece la sua apparizione sulle pagine de “L’Italia letteraria” domenica 3 settembre 1933: parla del lutto dovuto alla perdita del fratello Manuele imbarcato come marinaio e mai tornato.

La stessa Ortese in una intervista raccontò cosa fosse per lei scrivere, senza fare distinzioni tra lo stendere versi o prosa: “La scrittura è come un ritmo che serve a calmare, aiuta a sostenere l’orrore di certe emozioni che altrimenti ci distruggerebbero”. Questa è una delle chiavi di lettura che può accompagnare nella lettura delle sue liriche, ma non l’unica tenendo conto della complessità del mondo Ortese. Molte delle sue dichiarazioni denotano spesso uno stato di incertezza verso la parola scritta, un movimento incessante che la portava dalla realtà alla scrittura come moto di vita, inoltre verso i suoi componimenti poetici la scrittrice aveva un incredulo fervore.

“Al buffet con la morte”: le poesie di Anna Toscano

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di Laura Liberale

Al buffet con la morte è la sesta raccolta poetica di Anna Toscano (la terza per La Vita Felice, dopo Una telefonata di mattina e Doso la polvere). Antonella Cilento, in una delle due postfazioni, scrive: «A oggi, questo è il suo libro più maturo, il più ironico e il più personale». Nadia Terranova, nella seconda postfazione,usa parole molto intime, offrendo squarci dolorosi della sua vita ai lettori del libro di Toscano: «(…) e dopo quella prima ondata di sterminio la morte sembrò placarsi. Almeno per qualche anno, dopo che erano morti tutti, non morì nessuno».

Tra adolescenza e maturità: “Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore” di Carla Fiorentino

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di Anna Toscano

Nelle pause di lettura dell’opera prima di Carla Fiorentino – Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore, uscito per Fandango Libri – mi sono scoperta a canticchiare qualche volta la stessa canzone, vecchia e forse dimenticata da molti; mi sono domandata perché cantassi proprio quel motivo e la spiegazione è che le me lo avevano riportato alla memoria le pagine di questo libro. La canzone è “Eravamo quattro amici al bar” di Gino Paoli – uscita nel 1991, tratta dall’album Matto come un gatto – canzone in cui gli amici si ritrovano per parlare di futuro “tiravi fuori i tuoi perché e i proponevi i tuoi farò”, e poi un po’ alla volta tutti, tranne uno, trovano un lavoro o un amore o altro e si allontanano. In questo libro Clem vuole che nessuno se ne vada più e le prova tutte.