Di cosa ha bisogno il teatro italiano

castello

Questo pezzo è uscito su Internazionale.

Quest’anno doveva essere l’anno d’oro per il teatro italiano e c’è il rischio che sia proprio il contrario. Il progetto di riforma – il testimone è passato dal ministro Massimo Bray a Dario Franceschini – che doveva mettere ordine, garantire sostegno, finanziare, strutturare lo spettacolo dal vivo, si sta dimostrando uno strano mostro di inutilità, insufficienza, distorsione.

Le nuove figure inventate da questa riforma – i teatri nazionali e i teatri d’interesse culturale – sono state scelte soprattutto per la possibilità di capienza delle loro sale e per la potenzialità di allargare il pubblico e diventare dei punti di riferimento all’interno della loro regione: sostanzialmente devono, per ottenere fondi, mostrare di essere efficienti, aumentare il numero degli spettatori, delle giornate lavorative, delle repliche, e dall’altra parte svolgere anche una specie di funzione di azienda comunale di servizi per lo spettacolo.