Viaggio sentimentale nei luoghi dimenticati

prefettura1

Questo pezzo è uscito su Repubblica.

«Basta guardare», suggeriva Goffredo Parise. Dello stesso principio-guida – lavorare di sguardo, connetterlo alla durata, confrontarsi con la stratificazione dei fenomeni, con l’architettura complessa delle forme in divenire – si è avvalsa Antonella Tarpino nel compiere un viaggio, o meglio un «muoversi ragionato», attraverso ciò che in questo momento, fungendo da segnatempo tanto irregolare quanto efficace, è in Italia il paesaggio delle macerie e delle rovine. Vale a dire tutti quegli spazi che esistono sul crinale tra presenza e abbandono, tra dissoluzione e un tentativo di recupero che non sia meramente turistico. Frantumi che non sono soltanto forme fisiche della distruzione bensì manifestazioni concrete di quegli «impianti di pensiero» sui quali si fondano le epoche, zone in cui si accumulano i resti dei paradigmi ai quali ci siamo affidati per comprendere ciò che accade.