Corpo, parola e spazio: conversazione con Rezzamastrella

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Sono quasi trent’anni che Flavia Mastrella e Antonio Rezza  portano in scena il delirio, l’ossessione, la patologia, la paranoia: in un parola l’assurdo.

La prima lo fa  creando quelli che ama definire habitat, dei “quadri di scena ispirati” sia ai grilli medievali che ai tagli di Fontana;  il secondo abitandone gli spazi angusti e surreali con le deformazioni proteiformi del proprio corpo e i  grotteschi virtuosismi della sua voce.

Un Teatro dell’Assurdo irresistibilmente comico, che oltre che a Beckett e a Ionesco riporta alla Crudeltà di Antonin Artaud, facendo pensare alla sentenza di Kant: “in tutto ciò che deve suscitare un vivace scoppio di risa deve esserci qualcosa di assurdo (in cui dunque l’intelletto in sé non possa trovarvi alcun compiacimento)”.

Flavia Mastrella non è una mera scenografa, ma una regista e una pluripremiata scultrice, le cui opere sono state esposte e apprezzate in diverse gallerie europee.

Antonio Rezza è anche uno scrittore acutissimo, col dono del costante paradosso: la sua prosa reca in dote l’amore per il gioco di parole illuminante nell’apparente non-sense , affine per alcuni versi a quello di Bergonzoni, ma rivelantesi filosoficamente vicino a un esistenzialismo più dolente rispetto al surrealismo liberatorio del comico bolognese.

L’Elettroshock, oggi

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Questo articolo è uscito su Sicilia Libertaria, che ringraziamo (fonte immagine).

di Chiara Gazzola

Il libro curato dal Collettivo Antipsichiatrico A. Artaud di Pisa dal titolo Elettroshock – La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute, ed. Sensibili alle foglie, 2014, pur ricostruendo la storia dei metodi e dei dispositivi, spiega le poco conosciute motivazioni che sottintendono al suo sdoganamento. Si toglie la fastidiosa parola shock e lo si definisce con un acronimo (TEC, terapia elettro convulsiva). In Italia lo si ripristina ufficialmente tramite una circolare ministeriale del 1996 firmata da Rosy Bindi che, seguendo il parere del CNB (Comitato Nazionale di Bioetica), lo considera “un trattamento elettivo ed adeguato”, “uno strumento terapeutico, talora indispensabile, per la riduzione della sofferenza” e “presidio terapeutico di approvata efficacia, la cui rinuncia aumenterebbe il rischio di peggioramento clinico e di morte”; per quest’ultima precisazione si elencano le diagnosi: “depressione, mania, schizofrenia, catatonia, sindrome maligna da neurolettici, gravi disturbi mentali in corso di gravidanza, psicosi puerperale”. Si elencano poi i casi di “successi terapeutici su patologie neurologiche quali: gravi sindromi parkinsoniane, epilessia, delirium, depressione post stroke”.

Buona estate da minima&moralia

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Care lettrici e cari lettori di minima&moralia,

questa è la nostra lettera di ringraziamento di mezza estate per averci continuato a seguire anche negli ultimi mesi. Nel precedente aggiornamento – in cui vi auguravamo un buon 2014 – mettevamo le mani avanti, scrollandoci di dosso il dovere di migliorare il blog rispetto al lavoro dell’anno precedente. Perché mettere le briglie a un caos creativo che quando va bene catalizza affetto e stima e quando va male si attira una caterva di insulti che, trasmettendosi per osmosi ai post successivi (e infiammando le telefonate di una redazione in cui nessuno è mai d’accordo con l’altro) generano proprio malgrado ulteriore caos creativo?

Futuro lumpen

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Protagonista e voce narrante di un piccolo importante romanzo dell’amatissimo Roberto Bolaño (Un romanzetto lumpen, l’ultimo pubblicato in vita che torna in libreria per Adelphi in una nuova traduzione), Bianca è una ragazza che insieme al fratello perde entrambi i genitori in un incidente d’auto. La storia dei due adolescenti orfani, interamente ambientata in una pasoliniana Roma di periferia, torna oggi nel film Il futuro, diretto dalla regista cilena Alicia Scherson. Primo e unico lungometraggio tratto da un romanzo di Bolaño, nato da una coproduzione tra Cile, Germania, Spagna e Italia (Movimento Film), Il futuro è stato presentato lo scorso gennaio al Sundance Festival e uscirà nelle sale italiane il 19 settembre.

I barbari e la peste

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Questo articolo è uscito sul numero di Novembre della rivista Lo Straniero.

di Nicola Lagioia

Invasioni barbariche e fine della civiltà sono due paure che la cultura occidentale coltiva in maniera talmente ricorsiva – e spesso con tale voluttà – da far venire il sospetto che siano a essa addirittura costitutive. Perennemente scisso tra la brama paranoide di annichilire tutto ciò che è diverso da sé e il desiderio inconfessabile di un crollo rigeneratore