Difendere Roma. Quando Raffaello scrisse a Leone X

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Questo pezzo è uscito su Repubblica, che ringraziamo.

Lo Stato c’è, e batte un colpo. E che colpo: da pochi giorni il Ministero per i Beni Culturali ha acquistato (per un milione e centomila euro: meno di un terzo della cifra standard che costano le infinite ed effimere ‘grandi mostre’) la parte dell’archivio di Baldassare Castiglione che restava in mani private. È come dire che, da oggi, il Rinascimento appartiene un po’ di più a tutti gli italiani.

Baldassarre non fu solo un finissimo diplomatico e un grande scrittore: egli fu soprattutto un attrezzatissimo intellettuale, capace di plasmare – con le sue idee e la sua prosa – una intera stagione della nostra storia culturale. L’archivio che oggi diventa pubblico contiene, tra l’altro,il manoscritto autografo che accoglie gli abbozzi del suo capolavoro, il Cortegiano: un libro che ebbe oltre 150 edizioni, in tutte le principali lingue d’Europa, contribuendo come forse nessun’altro testo a dar forma alla società di corte, perno dell’antico regime fino alla Rivoluzione francese, e oltre.

Il grande romanzo delle città italiane

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Questo pezzo è uscito su Repubblica, che ringraziamo.

«E il viaggiatore d’oggi può predisporsi a esplorare gli angoli paesaggistici più riposti e intatti che ci siano in Italia, risalendo la Valnerina verso i mitici monti della Sibilla». A leggerle oggi queste parole di Attilio Brilli mettono i brividi: ci voleva un terremoto devastante per svelarci, e contemporaneamente rubarci, l’altra faccia del nostro Paese.

Restituire l’Italia agli italiani attraverso lo sguardo dei più celebri visitatori è esattamente il progetto de Il grande racconto delle città italiane (il Mulino 2016), un libro sontuosamente illustrato e magnificamente scritto da uno dei più profondi conoscitori della letteratura di viaggio europea dell’età moderna.

Era il 1858 quando Carlo Cattaneo scrisse che «la città è l’unico principio per cui possano i trenta secoli delle istorie italiane ridursi a esposizione evidente e continua»: i resoconti dei viaggiatori che Brilli seleziona, antologizza e monta in una narrazione avvincente rendono visibile questa intuizione, almeno per il tratto che va dal Settecento fino quasi all’oggi. E, anche grazie al sostegno dello sceltissimo apparato iconografico, questi testi rari e preziosi vengono offerti in nutrimento a nuovi, moderni visitatori decisi a non arrestarsi alla superficie dei «grandi attrattori turistici».

La tutela del paesaggio passa (anche) per l’Appia

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È uscito da pochi giorni Appia, l’ultimo libro di Paolo Rumiz. Il pezzo che segue è uscito su Repubblica, che ringraziamo.

I piedi, gli occhi, il cuore di Paolo Rumiz e dei suoi compagni di viaggio: cosa avrebbe potuto chiedere di più la vecchia Via Appia, regina delle strade?

Sembrerà strano, ma era da un tempo infinito che nessuno prendeva l’Appia per il suo verso: che è quello di essere una strada. Una strada da percorrere tutta, senza badare ai confini tra le regioni o i comuni, tra lo spazio pubblico e l’aggressione dei privati(abusivi o no), tra il bello e il brutto, tra la storia e la sua negazione, tra il monumentale e il demenziale.

Il cemento va fermato prima che arrivi

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Questo articolo di Tomaso Montanari è uscito su La Repubblica. (Nella foto, l’abbattimento del 30 novembre – Fonte)

È stata una bella domenica, questa prima domenica di Avvento. Perché l’abbattimento dell’ecomostro di Alimuri fa sperare nell’avvento di un’Italia libera dal cemento. La determinazione dell’amministrazione di Vico Equense, il direttore dei lavori che rinuncia al compenso, le sirene delle barche che salutano la nube che piano piano si innalza, avvolgendo la scogliera come una gloria barocca: tutto sembra perfetto. Ed è commovente la presenza delle scolaresche: allineate sulla spiaggia a imparare che lo Stato, nonostante tutto, esiste. Che la Repubblica lo tutela davvero il paesaggio della Nazione. Che non è vero che lottare non serve a nulla.
Certo, non appena quella nube di giustizia e legalità si dirada, riappare la realtà.

Alluvioni. O il potere forte del cemento

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Lascia interdetti lo scaricabarile tra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Liguria sulle responsabilità del dissesto del territorio italiano. E non solo perché è indecoroso mettersi a discutere mentre i cittadini e la Protezione civile lottano contro il fango: ma anche perché la questione è troppo maledettamente seria per liquidarla a colpi di dichiarazioni e controdichiarazioni tagliate con l’accetta.

Andrà scritta, prima o poi, la vera storia della cementificazione dell’Italia. Quella storia che oggi ci presenta un conto terribile. Andranno identificati, esaminati, valutati i giorni, le circostanze, i nomi, le leggi nazionali e regionali, i piani casa, i piani regolatori, i condoni, i grumi di interesse che – tra il 1950 e il 2000 – hanno mangiato 5 milioni di ettari di suolo agricolo. E che solo tra il 1995 e il 2006 hanno sigillato un territorio grande poco meno dell’Umbria, in un inarrestabile processo che oggi trasforma in cemento 8 metri quadrati di Italia al secondo

Appia, regina di storia e di abusi

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Questo articolo è uscito sul Fatto quotidiano.

Sulla Via Appia Antica. E da nessun’altra parte: solo camminando su questa lunga, struggente ferita – che ancora potrebbe unire, scorrendo in un verde ininterrotto, il Colosseo ai Castelli Romani – si può davvero capire cos’è il patrimonio culturale italiano. Qui tutti i frammenti della magnificenza antica – quelli che nei musei archeologici annoiano inconfessabilmente anche gli addetti ai lavori – prendono senso e vita: si animano in un contesto, in un tessuto che si fonde col verde e col cielo.