Land grabbing

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Land grabbing, il reportage di Stefano Liberti uscito nel 2011, sta per arrivare anche in Inghilterra e Stati Uniti. Pubblichiamo la nuova prefazione che l’autore ha scritto per l’edizione angloamericana e vi invitiamo domani al Festival di Internazionale a Ferrara per l’incontro Land grabbing, come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo con Stefano Liberti, Ibrahima Coulibaly, Vitor Bukvar Fernandes e Anuradha Mittal. (Fonte immagine)

Sono passati due anni dalla prima edizione di questo libro. Oggi l’accaparramento delle terre è diventato un tema d’attualità. I giornali ne parlano; le università organizzano convegni; le ONG lanciano appelli e petizioni. Ma il dato di fondo non cambia: oggi più che mai è in atto una corsa all’acquisizione di terre arabili nel sud del mondo – in modo particolarmente virulento nell’Africa sub-sahariana – da parte di gruppi stranieri che hanno interesse a produrre colture alimentari o carburanti alternativi per il mercato estero. Siano società saudite che investono in Etiopia per produrre riso, o fondi di investimento europei che partecipano a una produzione di bio-carburanti in Senegal o gruppi brasiliani che ottengono centinaia di migliaia di ettari in Mozambico per coltivare soia da esportare sui mercati asiatici, il movimento appare senza sosta. Secondo le stime dell’ONG Grain che cerca di fare un censimento di questi accordi, ogni anno dal 2007 10 milioni di ettari di terra arabile sono passati da mano privata a mano pubblica.