Scrivere per restare viva. Marina Cvetaeva e la poesia

marina2

Con questo pezzo, dedicato all’intensa relazione tra Marina Cvetaeva e la parola scritta, concludiamo la serie di Annalena Benini sulla poetessa russa apparsa sul Foglio. Ringraziamo l’autrice e la testata: qui la prima puntata, qui la seconda.

Mia madre è molto strana. Mia madre non somiglia affatto a una madre, scriveva nel 1918, a sei anni, Ariadna Efron. Un piccolo componimento su Marina Cvetaeva, il ritratto preciso, innamorato ma anche spietato di una ragazza con gli occhi verdi e la figura slanciata che “scrive poesie”, non ama i bambini piccoli e non loda i loro primi disegni (“un uomo? Questo sarebbe un uomo? No, Alja, non ci siamo, questo per ora è un mostro, devi fare ancora ta-a-nti disegni e riprovare mo-o-lto a lungo”).