“Fosse stato per me non sarei mai diventato regista”: intervista a Ettore Scola

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Ieri sera è mancato Ettore Scola, uno dei grandi maestri del cinema italiano e mondiale. Per ricordarlo riproponiamo un’intervista di Malcom Pagani e Fabrizio Corallo uscita sul Fatto Quotidiano, che ringraziamo. (Fonte immagine)

di Malcom Pagani e Fabrizio Corallo

Del tessuto giovanile rammenta le striature: “Lo sceneggiatore deve essere un po’ sarto e un po’ puttana. Se vuole che il vestito venga bene deve tener conto di chi lo indosserà, regalargli delle gioie, farlo sentire amato”. Del mestiere di regista che lo ha candidato all’Oscar 4 volte e reso venerato maestro (“ma non mi ci sento, in fondo Arbasino e Berselli li avevo letti poco”) ricorda il timbro dei suoi eroi minori: “Anche se nei progetti che scrivevamo non pulsava mai il pregiudizio, non si può negare che i protagonisti dei nostri film non fossero spesso degli stronzi” e il sollievo di abbandonarlo a tempo debito: “Il regista è uno schiavo. Fa un lavoro lungo, noioso, ripetivo e scandito da orari canini. Si sveglia all’alba e quando è buio, trotta ancora per preparare il giorno successivo. Appena potevo fuggire, fuggivo. Con l’età, la pigrizia ha superato qualunque altra considerazione. Quando mi chiedono perché non giro più rispondo seccamente: ‘Mi sono preso un decennio sabbatico’”.

Jerzy Kosinski racconta “L’uccello dipinto”

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Il 3 maggio 1991 moriva a New York Jerzy Kosinski. Pubblichiamo l’introduzione a L’uccello dipinto, edito da minimum fax. Traduzione di Vincenzo Mantovani.

Successivamente

di Jerzy Kosinski

Nella primavera del 1963 mi recai in Svizzera con Mary, la mia moglie americana. C’eravamo già stati in vacanza, ma allora ci andammo per uno scopo diverso: da mesi mia moglie si stava battendo contro un morbo presumibilmente incurabile ed era venuta in Svizzera per consultare l’ennesimo gruppo di specialisti. Poiché prevedevamo di fermarci per qualche tempo, avevamo preso una suite in un sontuoso albergo che dominava il lungolago di una vecchia località di villeggiatura alla moda.

Da Kavafis a Seferis: Filippo Maria Pontani, artigiano della parola

Kavafis A

Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Immagine: la poesia Quanto più puoi di Kavafis)

Ci sono storie che sembrano acquistare un senso in luoghi lontani da quelli in cui una semplice evocazione biografica li collocherebbe. La storia di Filippo Maria Pontani, filologo, traduttore, poeta, maestro tra i principali del nostro Novecento, sembra prendere luce in un triangolo umano che si sviluppa sulle rive meridionali del Mediterraneo, in una città oggi sepolta da colate di cemento e dimenticanza. È una storia alessandrina. Si snoda attraverso biblioteche, scuole, teatri, bar, numeri, poesia, amore e Grecia. Una Grecia eterna, metastorica, radicata nel mito e sparsa attraverso ogni angolo del mondo fino alla contemporaneità più lontana dalle origini e che pure ritrova unità ogni volta che una specie di destino finisce per mettere assieme uomini carichi di passato e di futuro.

Aristofane, il Bagaglino e l’economia della bestemmia

Perché il Bagaglino è considerato uno spettacolo di destra, ovvero disdicevole? Daniele Luttazzi, che si crede Aristofane e pontifica di conseguenza, risponde con un bel luogo comune: perché la loro farsa non trasgredisce le regole. La comicità del Bagaglino, che si vuole non ideologica, è conservatrice, mentre il vero comico pratica lo scandalo e osa […]