Genova, il tempo delle scuse

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È di qualche giorno fa la notizia della sentenza della Cassazione sull’irruzione alla Diaz. Pubblichiamo una riflessione di Emiliano Sbaraglia.

di Emiliano Sbaraglia

Dopo quelle di Antonio Manganelli, attuale capo della polizia, sono arrivate anche le scuse di Gianni De Gennaro, che all’epoca, cioè nei giorni del G8 di Genova, ricopriva lo stesso ruolo. Meglio tardi che mai, si dice. Il problema è che oggi De Gennaro parla da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega ai servizi segreti. Immagino le pressioni e lo sforzo che gli è costato arrendersi a certe dichiarazioni. De Gennaro ha fatto carriera in questi anni, come i vari Luperi, Gratteri Canterini, tutti responsabili della mattanza alla Diaz e delle torture di Bolzaneto. E ora tutti condannati in Cassazione (a parte il capo), con sentenza definitiva. Meglio tardi che mai? Si dice, ma è tutto da verificare. Resta il fatto che dalle zone cosiddette rosse non di Genova, ma dei partiti “sinistri” e oggi sinistrati della politica italiana, di investiture e coperture per il signor De Gennaro & C. ne sono arrivate parecchie in questo decennio e oltre, a cominciare dal suo “tutor” ufficiale, Luciano Violante. D’altra parte, pochi mesi prima (marzo 2001), nel corso del vertice Osce a Napoli si erano registrate scene molto simili a quelle che poi hanno fatto la storia del G8, con manifestanti inseguiti e picchiati in zona Castel dell’Ovo, prima di essere tradotti nella caserma Raniero, per finire i conti. Presidente del Consiglio, allora, Massimo D’Alema. Poi arrivò maggio, la vittoria di Berlusconi, con Fini vicepremier. L’occasione per omaggiare gli elettori “duri e puri” era troppo ghiotta, e così andò.