La miseria nera dell’ultimo Verlaine

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Photo by Jonathan Pielmayer on Unsplash

Come molti grandi autori, Paul Verlaine è rimasto prigioniero, nella percezione pubblica, dei cliché da lui stesso creati.

Difficile leggere i suoi versi in maniera criticamente neutra, affrancati dai vincoli del mito de I poeti maledetti; com’è ben noto, una formula inventata proprio dal poeta francese nel suo omonimo saggio antologico del 1884, in cui includeva le migliori opere di Corbière, Rimbaud, Mallarmé e, in una successiva versione, anche di Desbordes-Valmore, Villiers de l’Isle-Adam e di sé stesso, sotto lo pseudonimo, anagramma del suo nome, di Pauvre Lelian.

A diciassette anni non si può essere seri. L’adolescenza secondo André Techiné

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

A più di vent’anni dal suo pluripremiato e bellissimo L’età acerba, il regista francese André Techiné torna a raccontare l’adolescenza. Il nuovo film si chiama Quando hai 17 anni, e di quell’età racconta i corpi, il divenire delle relazioni, il primo amore. Il film è diviso in tre tempi, ognuno per un trimestre dell’anno scolastico francese. I protagonisti (interpretati dai bravissimi esordienti Kacey Mottet Klein e Corentin Fila) sono due ragazzi che frequentano lo stesso liceo, Damien e Tom.

Il primo, Damien, ha una vita apparentemente serena, genitori che lo amano, possibilità economiche che gli permettono di preoccuparsi solo dello studio. Il secondo, Tom, è magrebino, è stato adottato da una famiglia di contadini, più che infelice è intrappolato in una vita in cui anche le cose più facile (andare da casa a scuola e tornare) richiedono fatica.

La grazia e la disperazione di Pier Paolo Pasolini

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Questo pezzo è uscito sulla Gazzetta del Mezzogiorno, che ringraziamo insieme all’autore.

di Vito Amoruso

«Lavoro tutto il giorno come un monaco/ e la notte in giro, come un gattaccio/ in cerca d’amore. Farò proposta/ alla Curia d’esser fatto santo./ Rispondo infatti alla mistificazione/ con la mitezza. Guardo con l’occhio /d’una immagine gli addetti al linciaggio. /Osservo me stesso massacrato col sereno/ coraggio di uno scienziato. Sembro/ provare odio, e invece scrivo/ dei versi pieni di puntuale amore».

Sono versi, datati 21 luglio 1962, tratti da Poesia in forma di rosa (1964), uno dei più sperimentali libri di poesie che Pasolini abbia scritto.

Abbasso Bloom!

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Oggi il critico letterario Harold Bloom compie ottantaquattro anni. Pubblichiamo un intervento di Edoardo Pisani.

di Edoardo Pisani

Come il Sainte-Beuve combattuto dal Proust postumo a inizio Novecento, Harold Bloom è considerato da molti uno dei maggiori critici letterari del nostro tempo, forse l’unico accademico a “godere” internazionalmente dello status di Grande Vecchio, di guru della letteratura. Il suo saggio più conosciuto, Il canone occidentale, è spesso letto e invocato quale baluardo estetico contro i critici marxisti o femministi o multiculturalisti o poststrutturalisti delle università americane, da lui definiti con sprezzo critici del Risentimento – quasi che Bloom non sia, a sua volta e più di altri, un risentito! Il canone bloomiano affonda le radici in Shakespeare, “aurora boreale visibile in un luogo che la maggior parte di noi non raggiungerà mai”, in Dante e in Cervantes, per poi innalzarsi e ramificarsi nella letteratura di tutti i tempi, da Montaigne a Milton a Goethe a Kafka, da Whitman a Proust a Borges a Pessoa, delineando influenze e parentele e catalogando senza sosta, costringendo autori e opere in suddivisioni fin troppo progressive, lineari, come se gli scrittori canonizzati dipendessero o l’uno dall’altro o, e per l’autore è senz’altro così, tutti da Shakespeare e da Bloom.

L’età della febbre

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A dieci anni da La qualità dell’aria, minimum fax pubblica una nuova antologia di racconti di autori italiani: è in libreria L’età della febbre. Storie di questo tempo a cura di Christian Raimo e Alessandro Gazoia. Pubblichiamo la prefazione dei due curatori e vi segnaliamo che domani, venerdì 15 maggio, l’antologia sarà presentata alle 19.30 […]

Michel Houellebecq: romanziere islamofobo o genio del marketing?

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di Federico Iarlori

Teresa Cremisi, l’editor di Michel Houellebecq presso la casa editrice francese Flammarion, ci aveva messo in guardia: “Non ho mai visto un’uscita editoriale così movimentata in 50 anni di carriera! Tutti se ne occupano, ne parlano, è elettrizzante”, si leggeva sul quotidiano Le Figaro alla vigilia della pubblicazione di Sottomissione. Oggi quelle premesse ci sembrano ben poca cosa alla luce di ciò che è accaduto. Lo scorso 7 gennaio 2015, giorno dell’uscita del controverso romanzo “islamofobo” dell’autore delle Particelle elementari, i fratelli Kouachi, vicini alla cellula jihadista parigina detta delle Buttes Chaumont, sono penetrati nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo armati di Kalashnikov e hanno ucciso 12 persone, tra cui la quasi totalità dei vignettisti del giornale. È stata una semplice coincidenza che il dramma sia avvenuto in concomitanza con l’uscita del libro? Può darsi. Tutti sapevano che il mercoledì è il giorno della riunione di redazione a Charlie Hebdo; se i terroristi ne avessero scelto un altro avrebbero trovato gli uffici vuoti, o quasi. Ma perché proprio quel mercoledì? E che dire della caricatura di Houellebecq sulla prima pagina dell’ultimo numero del settimanale, pubblicato quello stesso giorno? Anche quella è stata una coincidenza? Difficile affermare il contrario. Fatto sta che lo scrittore francese non si è fatto pregare: ha lasciato Parigi il giorno stesso e ha sospeso la promozione del libro. Visto il personaggio, meglio non correre rischi.

Jim Carroll, il poeta della pallacanestro

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Pubblichiamo la prefazione di Tiziana Lo Porto a Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll. Vi segnaliamo che domani, lunedì 2 giugno, Tiziano Lo Porto sarà ospite del festival La grande invasione di Ivrea per partecipare all’incontro A proposito di Jim Carroll insieme a Violetta Bellocchio.
Tutto quello che c’è da dire e da sapere su Jim Carroll sta in un rapido elenco di parole: pallacanestro, poesia, rock’n’roll, eroina. L’ordine non è importante, le parole sono quelle. Racchiudono in sé grazia e vulnerabilità, potenza e resa. Così per la durata di una vita, nel caso di Jim Carroll costellata di episodi memorabili e mai lontanamente facile.

La vanità è una grande qualità

Vedere giocare Jim a pallacanestro è un sistema infallibile per capirne l’opera. Jim Carroll giocava con vanità. A un certo punto della sua vita disse: «La vanità è una grande qualità nel rock. È come quando giocavo a pallacanestro: non è importante segnare due punti ma essere figo mentre lo stai facendo, è una possibilità per trascendere te stesso».

Smaltimento rifiuti – Sui precari, i luoghi e i vecchi

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Pubblichiamo un articolo di Cosimo Argentina, autore di Per sempre carnivori, uscito sull’ultimo numero del trimestrale Graffiti. (Immagine: Man Ray e Marcel Duchamp)

Luoghi. Un precario, un vero precario ferox, fa della precarietà la propria agiografia. Si precarizza il possibile e l’impossibile: amori, lavori, mete, parenti, barzellette, pizzerie, latrine… si arriva ad essere solidali con il giallo del semaforo. Si vive dove capita e tra una dimora e l’altra si riempie l’auto di seconda mano di accappatoi, radio, calzini, colluttori e pillole per la pressione (perché il vero precario, il precario sul serio diventa iperteso, non ci sono cazzi).

Non so quante case ho cambiato aspettando che saltasse fuori qualcosa di buono e potessi incassare un simulacro di stabilità. Prima con quel nomade di mio padre e con quella figlia della guerra di mia madre ce la siamo dichiarata a Taranto per tre anni, a Lecce dove ricordo solo la vetrata di un asilo e il vicino di casa ficcanaso, poi di nuovo a Taranto e quindi ad Alessandria dove scansavo i cigli indifesi e osservavo i tori da monta sulla pesa.

L’Etiopia vista dagli occidentali: diario di un viaggio esotico

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Questo pezzo è uscito su la Repubblica. (Immagine: Armin Linke.)

Il modo migliore affinché un viaggio non si concluda è raccontarlo. È una tecnica elementare e originaria, individuale e sociale, duttilissima. Raccontare un viaggio significa prolungarlo nel tempo, traslocarlo da uno spazio a un altro: far sì che quanto è stato cammino, lavorio del corpo, attraversamento di meridiani, attenzione precisa o blanda al macro e al micropaesaggio, si converta in un altro codice, per esempio in un serpente di frasi, in un pannello di scatti fotografici.