I Mondiali e il tempo che passa

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Pubblichiamo un articolo di Andrea De Benedetti uscito sul portale Treccani.

di Andrea De Benedetti

«Mondiali»: basta la parola, e ne basta una sola. Troppo lungo, troppo inutilmente pleonastico «campionati mondiali» per spiegare un concetto che sta tutto dentro un aggettivo sostantivato.

Un aggettivo sostantivato e soprattutto un’antonomasia. Perché quando si parla di «Mondiali» si intendono solo ed esclusivamente quei Mondiali: quelli che si disputano negli anni pari non bisestili, quelli che per un mese scaraventano qualunque problema, anche il più serio, alla periferia della nostre preoccupazioni, quelli che l’Italia ha vinto quattro volte e che se Baggio, in un lontano pomeriggio americano del ‘94, non avesse sbagliato un certo rigore, allora chissà.

Arrigo Sacchi e l’arte del pallone

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Questa intervista è uscita a ottobre 2012 su IL, il magazine del Sole 24 Ore. (Fonte immagine)

Appuntamento telefonico alle dieci e mezza di un venerdì sera, tanto “non vado a letto fino a tardi”, ha scritto nell’sms, dopo avermi spiegato che è troppo assorbito dalla supervisione delle nazionali giovanili per un incontro di persona. In compenso resteremo al telefono fino alla mezzanotte passata. Arrigo Sacchi è un posseduto del calcio e parla analiticamente: il suo discorso telefonico, molto più lungo di quanto già non riportiamo qui, alterna il volo pindarico filosofico al dettaglio maniacale. È cortese e calmo, preso dall’argomento. Lo interrompo solo ogni tanto per ricordargli dove sta andando la conversazione. Riflette sul calcio ad alta voce. Sa a memoria le date di nascita dei suoi giocatori, ricorda ogni colloquio con i presidenti, sa spiegare in astratto e nel concreto cosa deve succedere e non deve succedere in campo.

Su Francesco Totti

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Questo pezzo è uscito sul blog l’Ultimo Uomo.

Quando ho pensato per la prima volta di scrivere di Francesco Totti la stagione 2012-2013 non era ancora finita e la Roma aveva ancora la possibilità di qualificarsi per l’Europa League arrivando quinta e soprattutto la finale di Coppa Italia da giocare contro la Lazio.  Totti era in uno splendido momento. Il diciassette marzo aveva segnato il suo duecentoventiseiesimo gol in Serie A contro il Parma, superando Nordahl e prendendosi in solitaria il secondo posto della classifica marcatori all time del campionato. Si parlava dell’inseguimento al record assoluto di Piola e ci si chiedeva quanto ci avrebbe messo a segnare i 47 gol restanti. Totti diceva di non ricordare nessun italiano più forte di lui perché «i numeri parlano chiaro» e si parlava addirittura di un possibile ritorno in Nazionale, del Mondiale brasiliano della prossima estate.