Sul caso Borri: guardare il dito e non la luna

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Qualche giorno fa il pezzo di Francesca Borri ha dato il via a un acceso dibattito in rete. Pubblichiamo un commento di Ilaria Maria Sala, giornalista freelance socia dell’agenzia di giornalisti indipendente “Lettera22”.


di Ilaria Maria Sala

Dico anch’io la mia sulle questioni sollevate dall’articolo di Francesca Borri. Con alcune premesse: non la conosco, non l’avevo mai letta prima e non amo il suo stile, sono freelance da tutta la vita ma non ho mai fatto la giornalista di guerra.

Dopo l’iniziale sgomento dato da una denuncia così accorata, ecco che molti hanno cominciato a chiederle ma tu a che ora eri e dove? In Bosnia? Quando la guerra era finita? E come hai fatto a vedere del sangue? E ad Aleppo? Ma guarda che non c’eri solo tu. Etc. I problemi che solleva – secondo me reali e gravi – è bene discuterli.

La ragazza – magari antipaticissima – è in Siria, che non sembra certo il migliore posto in cui essere, ma si discute della sua scelta e non: chi è il fetentone che ti pubblica per una miseria, che forse delle responsabilità le ha? Invece: ma questo ginocchio come sarebbe che ti hanno sparato e non lo sapevamo? E non si è sfracellato? Perché disquisire di menischi e di proiettili, ma non del fatto che pagare 70 dollari a pezzo è causa, non sintomo, di una stampa scadente?