Castelvolturno, Italia. Su “Indivisibili” di Edoardo De Angelis

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di Valerio Valentini

C’è qualcosa di fastidioso e di sospetto nella ricorrenza sempre più compulsiva con cui i registi italiani – anche i bravi registi italiani – utilizzano, per presentare le loro opere, l’espressione “ho fatto un film su”, aggiungendo poi, con più o meno originalità, qualcuno dei sostantivi pescati nel Vocabolario dei Grandi Sentimenti.

L’amore, la sofferenza, la paura della morte, l’angoscia dell’essere vecchio, dell’essere giovane, dell’essere mamma, figlio, emigrato, centralinista con contratto a scadenza mensile. Il fastidio e il sospetto non diminuiscono – o diminuiscono solo in minima parte – quando, per dare corpo a quei sentimenti, si trovano delle immagini potenti, delle storie ancorate ad una realtà concreta: quando cioè il tutto non si riduce per forza a una parabola velleitaria.