Oltre Barbara Spinelli

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di Christian Raimo L’anno scorso, dopo la decisione di Barbara Spinelli di non rinunciare al suo seggio al Parlamento Europeo come aveva promesso in campagna elettorale, avevo scritto un post molto duro, che iniziava così: “Quello che la prima volta si manifesta in tragedia, la seconda lo fa in farsa. E la terza – la […]

Prima le persone

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Riceviamo e ripubblichiamo questo articolo da un militante di Sel e della Lista L’Altra Europa con Tsipras.

di Enrico Sitta

“Prima le persone” (slogan della lista Tsipras)
“Il Paese in cui è bello riconoscersi è quello fatto dai comportamenti, non dai monumenti” (Altiero Spinelli)

Predicare lo ius soli per la cittadinanza e praticare lo ius sanguinis per le rappresentanza politica. Io avevo capito che i candidati della lista Tsipras erano tutti figli di Altiero Spinelli, della sua idea di Europa. Invece, ancora una volta, avevo capito male: conta il dato biologico.
Invece dei cv la prossima volta (ammesso che per voi ce ne sarà un’altra) chiedete la prova del DNA, così fate prima.

Il desiderio di morte come progetto politico

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Quello che la prima volta si manifesta in tragedia, la seconda lo fa in farsa. E la terza – la definitiva, la terminale – come lettera da Parigi. Lo psicodramma Spinelli e l’esperienza della Lista L’Altra Europa con Tsipras sono finiti ieri, nel modo peggiore che si poteva immaginare: un suicidio mascherato da sopravvivenza. Barbara Spinelli, dopo giorni di silenzio andropoviano, ha inviato una mail da Parigi, che potete leggere qui. E invito a farlo, a leggerla, dico, per intero; perché è uno dei documenti più rappresentativi della sinistra italiana, della sua incapacità a comunicare, della sua deresponsabilizzazione patologica, del suo narcisismo laschiano conclamato, del suo desiderio di morte, della sua fame saturnina.

Spinelli, rinuncia

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Forse, e per fortuna verrebbe da dire, qualcuno non lo sa; ma nella Lista Tsipras c’è un po’ di discussione: il motivo è che Barbara Spinelli (ispiratrice della Lista e una di quei garanti che sono riusciti a creare e guidare questa esperienza neonata non solo verso l’agognato e complicato 4,03 % ma anche in una campagna elettorale vitale, franca, capace di discutere di temi e non di vedersi ridotta al derby Grillo-Renzi), dopo aver chiaramente affermato che avrebbe lasciato la sua poltrona di parlamentare europeo in caso di elezione a chi veniva dopo di lei nelle preferenze, e dopo aver per questo ricevuto non poche critiche, e dopo aver anche risposto e difeso i motivi di questa scelta, ora pare averci ripensato: forse andrà a Bruxelles. E quindi forse non ci andrà uno dei due trentenni che erano arrivati secondi nella circoscrizione centrale e in quella meridionale: Marco Furfaro e Eleonora Forenza. Che si erano già fatti le foto di rito.

Sulla vittoria di Renzi

Italy's PM Renzi holds a news conference at an European Union leaders summit in Brussels

«Matteo Renzi è il leader ideale del partito cui vorrei fare opposizione, nel senso che – secondo una logica un po’ anglosassone – lo considererei una ragionevole alternativa di centro-destra a quella che io vorrei che fosse la mia forza di centro-sinistra». Ogni volta che in questi dieci giorni qualcuno mi ha chiesto cosa pensassi del trionfo del Pd di Renzi, mi è rimbombato in mente questo passaggio della mail che il mio amico Tullio mi ha mandato all’indomani del voto. Mi pare proprio così: abbiamo passato vent’anni a lamentarci che, per colpa dell’anomalia di Silvio Berlusconi, in Italia non esisteva una destra democratica, moderata, civile, europea: e ora eccola qua. Certo, magari non avremmo voluto che – come in Alien – uscisse dalla pancia della sinistra, fagocitandola. Ma è andata così.

Reinfetazione: la “nuova arcadia democratica”

Il Governo Renzi

Questo pezzo è uscito su Artribune.

Stiamo vivendo un momento italiano che è stato paragonato utilmente a quello dell’8 settembre: di sbandamento e di ripiegamento. Vivere un cambiamento senza esperire questo cambiamento, senza adottarlo nella propria testa e nella propria vita, è del resto – come la rimozione, che nutre questo processo – una delle nostre passioni inveterate.

È la reinfetazione di cui scriveva nel dicembre scorso Barbara Spinelli, un imbozzolarsi individuale e collettivo, una regressione guidata dalla paura e dallo sconforto: “Reinfetazione è quando ti rifai feto: torni nella pancia, il cordone ombelicale ti tiene al guinzaglio. Finché non nasci, resti stabile tu e anche chi comanda: «Con annunci drammatici, decreti salvifici, complicate manovre, la classe dirigente si presenta come l’unica legittima titolare della gestione della crisi» (Censis)” (Il vizio dell’8 settembre, “la Repubblica”, 11 dicembre 2013)…

Considerazioni sparse sulle elezioni appena consumate

Elezioni Politiche 2013, Il voto a Roma

In questi giorni di riflessioni post elettorali, pubblichiamo quella di Cecilia D’Elia, uscita su Italia2013, che ci sembra piena di spunti. (Fonte immagine.)

di Cecilia D’Elia

Premetto che condivido molto l’appello di Barbara Spinelli (La Repubblica 27 febbraio) a sospendere il giudizio davanti al monumentale evento manifestatosi con le elezioni del 2013. Bisogna ragionare e far politica, cercare di produrre spostamenti in avanti in una situazione di stallo che non ha però un esito segnato. Bisogna osare.

Del resto nei risultati elettorali c’è sempre una verità, che va interrogata. A costo di sembrare inelegante vorrei partire da un’autocitazione, la fine del primo capitolo del libro Italia 2013, Questo paese è anche nostro: “a una società che domandava discontinuità rispetto alle politiche del trentennio si è risposto con un governo tecnico sostenuto da tutti i più grandi partiti. Certo la qualità del personale politico è imparagonabile rispetto a quella del governo Berlusconi, ma l’Italia sembra essere stata messa in naftalina. Raccontano che è il prezzo da pagare per salvarsi. Il voto a Grillo, il rancore verso la cosiddetta “casta”, la disillusione e l’astensionismo sono figli di questa assenza di alternative. Quello che non c’è, quello che bisogna costruire, è la prospettiva del mutamento, in Italia e in Europa.”

Balene e letteratura

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Questo pezzo è uscito sul Corriere della Sera. (Immagine: Luke Pearson.)
In Alaska, una serie di mascelle di balene forma il recinto di un cimitero. Gli spermaceti dei capodogli, spalmati sul viso, venivano usati per illuminare la pelle delle donne nel Settecento. Con i fanoni delle balene si fabbricavano busti e corsetti per modellare il corpo femminile. In alternativa, i «denti» venivano utilizzati per ombrelli o come sospensioni delle carrozze. Tutte le parti delle balene, carne, pelle, grassi, lingua sono stati impiegati per soddisfare mille necessità umane. Per l’illuminazione delle città fu una svolta la scoperta dell’olio di balena nelle lampade. Martin Lutero usava una vertebra di balena come sgabello.

Il terrore ancestrale verso le balene, gli inseguimenti sugli oceani e il commercio dei capodogli hanno attraversato secoli di storia coinvolgendo maori, eschimesi, indiani d’America, quaccheri, pirati, corsari e padri pellegrini. Dopo secoli di miti e avvistamenti cominciò l’era della caccia sistematica.