Lincoln. Genealogie di un immaginario

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Vedendo Lincoln mi è venuta in mente una storia che avevo letto qualche anno fa, una di quelle storie del cinema che più mi ha fatto riflettere sull’immaginario storico dei registi. L’anno è il 1915: in Europa la Grande guerra è a una svolta, tutti si rendono conto che non sarà quel lampo promesso dalla Germania, ma una lunga, estenuante carneficina. Il fervore dei volontari va man mano affievolendosi, serve nuova linfa per mobilitare il fronte interno.

Gli alti comandi dell’esercito inglese pensano che il cinema possa essere questa linfa.

Hanno sentito parlare, forse addirittura visto, un film, non un film qualunque, ma il più grande successo cinematografico dai tempi dei Lumière. L’ha girato un regista americano, ci ha messo tre anni per realizzarlo, ha speso 112,000 dollari. Per 13 bobine, pari a tre volte un normale film dell’epoca. Ha incassato 15 milioni di dollari. È stato il primo film a essere proiettato alla Casa Bianca, di fronte al presidente Woodrow Wilson. Si intitola The birth of a Nation. Il regista si chiama David Wark Griffith.

Dalla parte di Alice – Il corpo e l’immaginario cinematografico 5: Kubrick, terza parte

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“Che cosa ci avviene quando assistiamo a un film e dimentichiamo di essere seduti nell’oscurità? Che cos’è l’immaginario cinematografico oggi? Quale attrazione esercita su di noi? (E: “noi” chi?). La rubrica di Paolo Pecere esamina alcuni film esemplari in cui il cinema sembra affrontare dal suo interno queste domande, collegati dal tema della fantasia di un altro mondo e un’altra vita. Una passeggiata “dalla parte di Alice”, che passa per film più e meno recenti, da Avatar a 2001. Odissea nello spazio, da L’enigma di Kaspar Hauser di Herzog a Inland Empire di Lynch. Qui la prima, qui la seconda, qui la terza e qui la quarta puntata.

Kubrick – desiderio e visione (III)

Barry Lyndon, o della gloria come immagine

Tutta la vicenda di Barry Lyndon (1975) racconta, in un delizioso equilibrio di tragedia e commedia, del tentativo di un uomo di farsi un nome, di trasformarsi in qualcuno, di accedere infine all’immortalità (o almeno alla sua effigie) in un dipinto di famiglia come quelli enormi prodotti a beneficio dei signori europei del XVIII secolo. Si tratta di un ideale condiviso da un’intera civiltà: la narrazione considera dall’esterno i patetici sforzi affrontati da Barry per adeguarsi a modelli sociali non meno fittizi delle proprie imposture. Qui l’immaginario domina il mondo intero, dalla piccola comunità della campagna irlandese dove ha inizio la vicenda fino all’Inghilterra e alla Germania di soldati, ufficiali militari e nobili, dove hanno seguito le peripezie di Barry per il “gran mondo”. La distanza di sguardo congeniale a Kubrick trova aderenza perfetta ai paesaggi dell’Europa del Settecento, che vengono inquadrati in cornici che si dilatano, come a mostrarci che i personaggi sono tutti già identici a quelli immortalati nei dipinti di Watteau e Gainsborough: stilizzati in gesti tipici, abiti e parrucche che ne annullano l’individualità. Ma proprio questa trasformazione in sagome e maschere ne annuncia la fatale scomparsa: alla fine del film la voce narrante ci ricorda che tutti i personaggi di questa storia di ascesa sociale e disgrazia «ora sono tutti uguali».

Dalla parte di Alice – Il corpo e l’immaginario cinematografico 4: Kubrick, seconda parte

arancia meccanica

“Che cosa ci avviene quando assistiamo a un film e dimentichiamo di essere seduti nell’oscurità? Che cos’è l’immaginario cinematografico oggi? Quale attrazione esercita su di noi? (E: “noi” chi?). La rubrica di Paolo Pecere esamina alcuni film esemplari in cui il cinema sembra affrontare dal suo interno queste domande, collegati dal tema della fantasia di un altro mondo e un’altra vita. Una passeggiata “dalla parte di Alice”, che passa per film più e meno recenti, da Avatar a 2001. Odissea nello spazio, da L’enigma di Kaspar Hauser di Herzog a Inland Empire di Lynch. Qui la prima, qui la seconda e qui la terza puntata.

Dalla parte di Alice – Il corpo e l’immaginario cinematografico 3: Stanley Kubrick

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“Che cosa ci avviene quando assistiamo a un film e dimentichiamo di essere seduti nell’oscurità? Che cos’è l’immaginario cinematografico oggi? Quale attrazione esercita su di noi? (E: “noi” chi?). La rubrica di Paolo Pecere esamina alcuni film esemplari in cui il cinema sembra affrontare dal suo interno queste domande, collegati dal tema della fantasia di un altro mondo e un’altra vita. Una passeggiata “dalla parte di Alice”, che passa per film più e meno recenti, da Avatar a 2001. Odissea nello spazio, da L’enigma di Kaspar Hauser di Herzog a Inland Empire di Lynch. Qui la prima e qui la seconda puntata.

III. Kubrick: desiderio e visione