Il sogno surrealista continua. Una lettura di “La Fila” di Basma Abdelaziz

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di Lucia Sorbera

Il Salone del Libro di Torino si tiene a maggio, ma il Laboratorio Salone è aperto tutto l’anno e attraversa i confini.

Per prepararmi a questa edizione, lo scorso 16 Dicembre sono andata al Cairo a incontrare Basma Abdel Aziz, editorialista di punta del giornale Al-Shuruk, autrice di due raccolte di racconti che le sono valsi il premio Sawiris nel 2008 (e che sono attualmente fuori commercio) e di quattro saggi.

I primi due intitolati rispettivamente Cosa c’è dietro alla Tortura (Dar el-Merit, 2008) e Memorie dell’Oppressione (Ed. Dar al-Tanwir, 2014) sono ispirati al suo lavoro di psichiatra. La Tentazione del Potere Assoluto (Ed. Safsafa, 28 Gennaio 2011) è invece un saggio sociologico in cui denunciava la violenza della polizia in Egitto.

“La fila”: affinità e divergenze tra Basma Abdel Aziz e Franz Kafka

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di Federico Musardo

In questo articolo proverò a ragionare su alcune analogie e differenze tra La Fila (Nero-Not, 2018) e i romanzi di Kafka, soprattutto Il Processo e Il Castello. Va da sé che si tratterà di brevi cenni, intuizioni superficiali e disordinate, come se questa fosse una prima stesura, a matita, di un saggio più corposo che quasi certamente non esisterà.

Basma Abdel Aziz è una psichiatra e un’attivista per i diritti umani. La Fila (Al-Tabuur, 2013) è il suo esordio narrativo. Come è possibile evincere dal titolo, in uno spazio dove si respira un’aria egiziana anche se i nomi dei luoghi non vengono confidati al lettore (primo kafkismo), comincia a crearsi una fila di persone che per le ragioni più eterogenee aspettano piene di speranza. Quello di Aziz è un mondo distopico, vagamente surreale, in un certo senso aniconico, eppure afferente alla realtà attraverso trasfigurazioni più o meno trasparenti della Primavera Araba, delle dittature mediorientali e dell’uomo contemporaneo che vive la rivoluzione tecnologica.