Cyrano de Bergerac: l’importanza del parlar d’Amore

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di Chiara Babuin

(fonte immagine)

“L’amore-passione fa parte di una certa cultura, della cultura popolare, in forma di film, di romanzi, di canzoni”, afferma in un’intervista Roland Barthes, ma “è fuori moda negli ambienti intellettuali”. Pasolini, nel suo Comizi d’amore, rende esplicito il fatto che, sebbene il tema dell’amore sia spesso presente nelle espressioni artistiche popolari, il popolo non ne parla, non lo tratta, non lo riconosce: “Al vostro amore si aggiunga la coscienza del vostro amore”, augura infatti il poeta corsaro con voce fuori campo.

Ma perché questi grandi intellettuali considerano così importante parlare d’Amore? Perché, esattamente come nel Simposio platonico, socraticamente il discorso fa emergere la coscienza del sentimento. Sentimento percepito come qualcosa di altro dall’individuo, ma che l’individuo stesso genera e da cui ne è, in qualche modo, governato.

Il lavoro creativo, la paternità e lo snobismo da salotto: intervista a Francesco Bianconi

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Con i Baustelle ha creato un riconoscibile immaginario fatto di romanticismo, sesso, decadenza, suggestioni cinematografiche e riferimenti tanto ai più anarchici anni Sessanta (Gainsbourg, Brel) quanto al pop inglese di fine secolo (Pulp). Dallo stesso immaginario vengono fuori anche le sue prove narrative: dopo il primo romanzo, “Il regno animale”, pubblicato nel 2011, Francesco Bianconi è appena tornato in libreria con la sua seconda opera, “La resurrezione della carne” (Mondadori, Strade Blu), nella quale racconta la storia dell’autore di una famosa fiction sugli zombi che, tra aperitivi, interviste e comparsate in TV, si trova ad affrontare quell’imprevedibile collisione tra amore e dolore che è la vita.

Chi è Ivan Sacchi, il protagonista del romanzo?

Nell’idea di partenza, Ivan Sacchi è un perfetto rappresentante dell’intellettuale occidentale della nostra epoca. Un radical-chic, uno snob forse, che, pur essendo molto colto, rimane sempre in superficie. È soprattutto una persona che si lamenta. Ciascuno di noi forse è diventato un po’ Ivan Sacchi. Tutti ci lamentiamo, indipendentemente dai ruoli che abbiamo, con post, status, tweet, abbiamo fatto dello snobismo da salotto una pratica quotidiana. Su Twitter siamo tutti dei piccoli Flaiano. Mi interessava raccontare uno di questi personaggi che, ad un certo punto, è costretto a lamentarsi per un motivo vero, profondo e tragico. Mi interessava rappresentare la possibile trasformazione di una persona così e, alla fine, l’ho trasformata fino ad una vera e propria “resurrezione”.

Cristo delle peggio borgate, delle vite sprecate

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di Andrea Pomella

Sono nato quarantuno anni fa in una borgata a nord di Roma. La borgata si chiama Settebagni, sorge in una zona che dista un chilometro dal Grande Raccordo Anulare, tra un’ansa del Tevere e un tratto della A1, ed è trafitta dalla ferrovia Roma-Firenze. Il nome deriva dal latino Septem Balnea, che compare per la prima volta in un atto risalente alla fine del XIII secolo. Terra abitata fino agli anni Trenta da agricoltori e pastori, sostituiti progressivamente da un ceto di piccoli commercianti, operai, artigiani e sottoccupati.

Italo Insolera, in Roma Moderna (Einaudi), a proposito della parola borgata ha scritto:

“C’è qualcosa di dispregiativo in questo termine che deriva da borgo: un pezzo di città cioè che non ha la completezza e l’organizzazione per chiamarsi ‘quartiere’ […], un pezzo di città in mezzo alla campagna che non è realmente né l’una né l’altra cosa”.

Speciale Santarcangelo 14: “Art you lost?” e “La imaginación del futuro”

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Continua l’approfondimento da Santarcangelo 14:  questo articolo è uscito sul Giornale del Festival all’interno del Corriere di Romagna

Un approfondimento su due opere molto interessanti attraversate da memorie personali, dalla storia e dalla politica. Art you lost? è una grande installazione interattiva articolata in un racconto biografico collettivo restituito in forma di creazione artistica con materiali e tracce consegnati dagli spettatori nella preparazione organizzata durante il Santarcangelo 13. Un lavoro che è stato creato collettivamente da lacasadargilla, Muta Imago, Luca Brinchi e Roberta Zanardo (Santasangre), Matteo Angius. La imaginación del futuro della compagnia cilena La Re-sentida, una rielaborazione sfacciata e impudente della storiografia su Salvador Allende e il colpo di Stato cileno basata sulla cruciale domanda: che cosa sarebbe successo se… Un gruppo di ministri tenta di salvare il governo ma come? Sarebbe stato possibile evitare diciassette anni di dittatura? Lo spettacolo è un tentativo di riflessione e di reinterpretazione della violenta storia politica del Cile.

La imaginación del futuro ha debuttato a Santiago a Mil nel gennaio 2014 e dopo Santarcangelo verrà presentato al Festival di Avignone.

Art you lost? è una prima assoluta, si può visitare a Santarcangelo alla Scuola Elementare Pascucci da giovedì 10 a domenica 20, dalle 21.30 alle 00.30.

Sia Lode Ora a una Città di Fama. New York, un personal essay

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di Leonardo Merlini

1.

Lo skyline lo si affronta subito, sull’Airtrain che unisce i terminal dell’aeroporto JFK: è lì, chiarissimo nel controluce che sagoma, con la sua evidenza sfumata dalle nuvole. L’Empire State Building marca il proprio territorio e non ammette rivali, la Liberty Tower è solo una periferia della percezione, alta sì, ma distante dal cuore di una linea di iconicità che si staglia precisa prima nella testa di chi arriva a New York, piuttosto che nella effettiva percezione visiva dell’occasione. Come in un gioco di filosofie che si specchiano, la potenza, ossia l’idea di un panorama costruita pazientemente in anni di applicazione alla cultura di massa, prevale senza fatica sulla limitata portata dell’atto, condannato a una definizione di confini che lo rende automaticamente poco interessante. Così non è un caso, anzi è la manifestazione delle leggi di Harold Bloom[1], che alcuni giorni dopo tra gli scaffali di Strand Books trovi una copia autografa e scontata di How Literature saved my Life di David Shields, uno scrittore e critico che da anni si interroga sulla incommensurabilità tra il linguaggio e l’esperienza. Tradotto, tra l’arte e l’esistenza, quindi tra ciò per cui vale la pena vivere e ciò che dovrebbe essere questa cosa chiamata “realtà”… Potenza e atto di una settimana a New York[2], già racchiusi nella prima occhiata alla città, gettata da un ponte alla Arthur Miller, pochi minuti dopo aver superato i test d’ingresso dell’Immigration degli Stati Uniti. Prima che le cose succedano, prima che l’atto si manifesti, la potenza ha già giocato, e stravinto, la sua partita. Affannarsi, dunque, non vale la pena.