Quel silenzio da numero uno. L’intervista a Dino Zoff

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Pubblichiamo un’intervista Malcom Pagani a Dino Zoff apparsa sul Fatto quotidiano. Ringraziamo l’autore e la testata. (Nella foto, Dino Zoff con Gaetano Scirea. Fonte immagine)

di Malcom Pagani

Se il signor Zoff parlava poco, una ragione c’era: “A casa mia le regole non erano scritte, ma scolpite. Si viveva di realtà e di concretezza, per scuse puerili e vittimismi non esisteva spazio”. Specchiandosi nel fiume Aniene, l’uomo che superò il guado a tempo debito confessa che avrebbe avuto ancora voglia di remare. Il pudore di sempre. L’amarezza lenita dall’ironia: “Mi chiede se mi sarebbe piaciuto dare una mano al calcio italiano di oggi? Onestamente sì, sa cosa mi ha fregato? L’età. Sono vecchio. Ho 72 anni, conosco le persone che comandano il gioco e loro sanno perfettamente chi sono io”.

La leva calcistica italiana del ’64

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Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero della rivista Icon.

Quando a metà del secondo tempo gli venne chiesto di scaldarsi, Salvatore Schillaci si rivolse all’allenatore Azeglio Vicini: “Mister, ma sta dicendo a me?”.

Era la prima partita del Mondiale del 1990, l’Italia stava dominando l’Austria ma non riusciva a segnare. Schillaci aveva ventisei anni e quella era la sua seconda presenza in assoluto con la maglia della Nazionale. Anzi, fino all’anno prima giocava in Serie B: partecipare anche solo a venti minuti di un Mondiale (per giunta in casa: l’ultimo grande evento sportivo ospitato in Italia) doveva sembrargli una cosa tanto eccezionale quanto assurda. Lo aveva acquistato la Juventus, e quella già era una fortuna abbastanza grande per un ragazzo cresciuto in un quartiere popolare di Palermo, su “campi pietrosi e strade mezze asfaltate”. Oppure, sempre per dirlo con parole sue: “in mezzo ai delinquenti, in mezzo a gente che mi voleva bene”. Entrando in campo per sbloccare la partita con l’Austria era normale che avesse dei dubbi: “Pensai di tutto, addirittura di fare brutta figura”.