Erling Kagge: Camminare è un gesto sovverisivo

tatiana-diakova-88935-unsplash

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo. Photo by Tatiana Diakova on Unsplash

di Benedetta Marietti

«Finché non ho avuto una famiglia, non mi sono mai chiesto perché fosse così importante camminare. Invece le mie tre figlie volevano una spiegazione: perché bisogna muoverci su due gambe se si fa prima in macchina? Ho impiegato un anno e mezzo a scrivere questo libro e metà della mia vita a camminare per poter rispondere a questa domanda». Così ci racconta Erling Kagge, esploratore norvegese e primo uomo negli anni Novanta a raggiungere a piedi e senza supporto i “tre poli”: il Polo Nord, il Polo Sud e la cima dell’Everest. Ma anche primo uomo a percorrere il sottosuolo di New York passando per i suoi tunnel fognari, ferroviari e della metropolitana: dal Bronx via Manhattan, Brooklyn e il Queens fino all’oceano Atlantico, un viaggio a piedi nelle viscere urbane.

La vita cambiata da un taglio perfetto

alan (1)

Alan Pauls, autore di «Storia dei capelli» (in uscita per Sur), da domani sarà in Italia per incontrare i lettori. Il primo appuntamento sarà a Sarzana alla libreria Il terzo luogo insieme a Marco Cassini e Benedetta Marietti, di cui vi riproponiamo l’intervista uscita  sabato scorso su «D – la Repubblica delle Donne».

di Benedetta Marietti

Grigi, folti e a spazzola, corti ma scompigliati: sono i capelli la prima cosa che osservi di Alan Pauls, lo scrittore, giornalista e critico argentino che ha intitolato proprio Historia del pelo, Storia dei capelli, un intero romanzo (in uscita in italiano ai primi di luglio per SUR, traduzione di Maria Nicola). Una sorta di memoir pseudoautobiografico e squisitamente letterario che filtra la vita e gli incontri di un uomo, a Buenos Aires, dall’infanzia e adolescenza negli anni 70 fino ai giorni nostri, attraverso un’unica ossessione, quella della chioma (vera o finta che sia, dato che nel libro si parla anche di parrucche).

Quando la letteratura si trasforma in vita

books

Pubblichiamo un’intervista di Benedetta Marietti, uscita su «Repubblica», a Peter Cameron.

di Benedetta Marietti

New York. È in un piccolo appartamento bohémien sulla decima strada, nel cuore del Greenwich Village, che Peter Cameron vive con Dinah e Ghita, i suoi due inseparabili cani d’acqua portoghesi. È lì che abita da trent’anni, da quando ventitreenne decise di lasciare il New Jersey e la famiglia catturato dal fascino delle mille luci di New York. Ed è lì che conduce un’esistenza per sua stessa definizione “stanziale e solitaria”, scandita dalla scrittura di racconti e romanzi, l’ultimo dei quali, Coral Glynn, sta per essere pubblicato in Italia per i tipi di Adelphi (pp. 216, € 18,00, trad. di Giuseppina Oneto, esce il 9 maggio). Occhi acuti e penetranti, sorriso timido e gentile, modi educati, un imbarazzo palpabile a parlare di sé, Cameron (che il 29 maggio parteciperà al Festival delle Letterature di Roma) somiglia a molti dei personaggi schivi e riservati ritratti nei romanzi che lo hanno reso celebre: come Omar, l’ingenuo sognatore di Quella sera dorata, o James, ragazzo malinconico e solitario, appassionato di arte e di libri in Un giorno questo dolore ti sarà utile, o la stessa insondabile Coral Glynn, una donna giovane e insicura, incapace di esprimere sentimenti complessi e contraddittori come l’amore.

Uno spazio inviolato

di Benedetta Marietti

Non tutte le storie d’amore raccontate in letteratura si equivalgono, ne esistono alcune più intense e commoventi di altre. Soprattutto se sono accadute realmente. Quella narrata magistralmente da Stefan Merrill Block nel suo secondo romanzo, La tempesta alla porta (Neri Pozza, pp. 378, 17,50 euro, traduzione di Stefano Bortolussi), è una storia di amore e follia, di attesa e passione, che cattura per autenticità e urgenza.