Se il terrorismo lo raccontano i trentenni

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99.

Morte di un uomo felice, l’intenso romanzo di Giorgio Fontana appena pubblicato da Sellerio, affronta di petto il rapporto con gli ultimi anni della violenza brigatista, i grigissimi primi anni ottanta; esattamente gli stessi anni in cui l’autore (classe 1981) e la sua generazione (i trentenni di oggi) sono nati.

Fontana evita il rapporto con la “memoria” di chi ha fatto la lotta armata, e sposta l’attenzione su un ambito decisamente meno raccontato: la biografia di un sostituto procuratore che cade vittima del gruppo su cui sta indagando. Nel protagonista del romanzo, Giacomo Colnaghi, non c’è solo un impasto di idee e riflessioni morali che sembrano discendere da Guido Galli e Emilio Alessandrini, magistrati democratici entrambi uccisi da Prima Linea perché riformisti e quindi ritenuti i “nemici” peggiori, quelli in grado allo stesso tempo di capire il fenomeno del terrorismo e dare allo Stato “repressivo” un volto diverso. C’è molto di più.

Passare il testimone

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Questo articolo è uscito sul Sole 24 Ore.

di Nicola Lagioia

Il mese scorso, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha individuato nel precariato uno dei motivi dello stallo del sistema-Italia. Al suo allarme, ha fatto eco quello di molti rappresentanti del nostro mondo politico. È difficile non pensare che – a livello istituzionale – venga certificato con ritardo ciò che per determinate categorie anagrafiche risulta sin troppo vero da anni sul piano sociale, privato, e perfino oniric