Il comico con le scarpe a punta

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di Vincenzo Libonati

L’iperuranio è un concetto, come le idee di cui è composto, come lo è il paradiso, l’inferno, l’amore e Dio stesso. Nulla di tutto ciò è tangibile. Le idee non lo sono fino a quando non si materializzano e poi diventano altro. La ruota prima di cambiare il mondo era un’idea, poi quando è diventata materia è mutata in realtà, storia, evoluzione.

Un estratto da “Volgare eloquenza. Come le parole hanno paralizzato la politica”

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Pubblichiamo un estratto dal nuovo libro di Giuseppe Antonelli, Volgare eloquenza. Come le parole hanno paralizzato la politica. Ringraziamo editore (Laterza) e autore.

di Giuseppe Antonelli

Un messaggio pubblicato su Twitter il 4 febbraio 2013 ammoniva: «#Grillo parla nelle piazze un linguaggio semplice e comprensibile gli altri sono nella loro torre d’avorio il risveglio sarà amaro #M5S». Solo che la storia del linguaggio semplice l’avevamo già sentita più di vent’anni fa.

La sbandieravano prima Bossi e poi Berlusconi («Non più quel linguaggio da templari che nessuno capiva: si sentiva il bisogno di un linguaggio semplice, comprensibile, concreto »). La confermavano gli studi sul lessico berlusconiano, mettendo in luce – tra l’altro – l’alto tasso di comprensibilità del suo modo di parlare.

Il complottismo italiano

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Riprendiamo un pezzo uscito su Doppiozero, ringraziando la testata e l’autore.

di Manuel Anselmi

Qualcuno sicuramente ricorderà quella scena del Dottor Stranamore di Kubrick in cui il generale Ripper, uno dei migliori esempi cinematografici di tipo autoritario paranoide, chiede all’ufficiale della Raf Lionel Mandrake, interpretato da Peter Sellers: “Ha mai visto un comunista bere un bicchiere d’acqua?” per poi aggiungere: “Nessun comunista berrà mai acqua e sanno bene quello che fanno. […] Non sa che la fluorocontaminazione è forse il piano più mostruoso che i comunisti abbiano mai concepito ai nostri danni?”.

Probabilmente oggi pochi sanno cosa sia la fluorocontaminazione, anche detta fluorizzazione. Si tratta della semplice aggiunta di ioni fluoro all’acqua per diminuire l’incidenza di alcune malattie dentarie. Una pratica molto diffusa in Nord America che nel pieno della guerra fredda divenne una delle ossessioni complottiste più note: i comunisti l’avrebbero usata per avvelenare l’acqua degli americani, producendo menomazioni fisiche e mentali. Un’arma chimica che era anche una ipotesi perturbante per le coscienze americane, poiché avrebbe agito nella quotidianità e nella completa invisibilità direttamente nelle viscere delle vittime. Qualcosa di agghiacciante anche per i meno paranoici, ma che per fortuna non è mai accaduta.

Raccontare la città visibile. Sull’ultimo libro di Giuliano Santoro

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Abbiamo scoperto gli immigrati mentre si appropriavano di spazi che a noi sembravano obsoleti e oramai scomodi anche per parcheggiare

Franco La Cecla

Cosa sarà che fa crescere gli alberi, la felicità?

Lucio Dalla- Francesco De Gregori

Se scrivete su google Pantanella 1991 scoprirete che i primi tre risultati della ricerca sono archivi fotografici che conservano tutte le immagini di una vicenda, oggi, in gran parte dimenticata. Guardatele (qui e qui) e se avete più di quarant’anni ve le ricorderete, come è successo a me. Perché alla Pantanella, per la prima volta, si metteva in scena, in forma visibile, qualcosa che poi sarebbe diventato parte costitutiva del nostro immaginario: il problema dell’immigrazione.

Una carta del precariato? Intervista a Guy Standing

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Pubblichiamo la versione integrale di un’intervista a Guy Standing apparsa sull’Espresso online. (Fonte immagine)

I partiti della sinistra socialdemocratica? «Inservibili». I sindacati? «Su posizioni difensive». L’idea novecentesca del lavoro inteso soltanto come lavoro salariato? «Un ostacolo all’emancipazione e all’egualitarismo». L’obiettivo della piena occupazione? «Pura utopia». Anche nel suo ultimo libro, Diventare cittadini. Un manifesto del precariato (Feltrinelli, euro 19, pp.336, trad. Giancarlo Carlotti), non risparmia bordate e posizioni poco ortodosse Guy Standing, docente di Development Studies alla School of Oriental and African Studies di Londra, una vita trascorsa ad analizzare le trasformazioni del lavoro e, più recentemente, il mondo dei precari. Che da supplicanti, soggetti a un dominio arbitrario, privati dei diritti sociali e colpiti da una cronica insicurezza economica, possono diventare i veri protagonisti delle battaglie per una «società giusta». È questa per Guy Standing la parabola che deve compiere il precariato, la nuova «classe esplosiva». Una classe sociale colpevolmente tradita dai partiti di sinistra, ancorati al capitalismo industriale e perciò incapaci di archiviare l’immaginazione economica del Novecento.

“È dura essere amati da dei coglioni”

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Questo breve racconto è uscito ieri sul “Fatto Quotidiano”, che ringrazio. Non ha un gran valore letterario. Scrivendolo, mi auguravo che la forma narrativa potesse servire giornalisticamente a evidenziare qualche contraddizione di questi giorni. 

Siamo tutti Charlie?

Maurizio Bianchini, cinquantacinque anni, insegnante di matematica, vide il giovane magrebino sollevarsi dal sedile di fronte, allontanarsi e poi svanire verso la coda del convoglio. Alberi. Capannoni. Campi verde smeraldo sotto un cielo completamente sgombro. L’Eurostar attraversava il cuore della Lombardia come un bisturi di luce. Bianchini fissò il borsone di tela che fino a qualche attimo prima il ragazzo aveva tenuto sulle ginocchia. Il freddo improvviso alle tempie. Soltanto dopo la statistica veniva in tuo soccorso. Ogni giorno in Italia viaggiavano sui treni tre milioni e mezzo di persone. Negli ultimi vent’anni, in tutta Europa, i morti per attentati di matrice islamica erano stati trecento. Bianchini non riusciva a staccare gli occhi dal borsone. Peggio di quando vedeva Sasha Grey scopata da otto uomini sullo schermo del suo Mac. Considerò l’ipotesi che stessero per saltare in aria. È più facile che io vinca due volte di seguito al Superenalotto, calcolò. Ma che cos’erano il calcolo, la razionalità, se non il metodo della pazzia che in quei giorni contagiava tutti quanti?

La vista da qui: sulla politica

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Arriva in libreria La vista da qui. Appunti per un’internet italiana dMassimo Mantellini (minimum fax). Di seguito pubblichiamo il capitolo sul rapporto tra la rete e la politica. Segnaliamo che è online da qualche giorno uno spazio creato da Mantellini per raccogliere racconti, frammenti ed esperienze su cosa sia internet oggi. (Fonte immagine)

L’uomo senza reputazione

Io penso da tempo che Beppe Grillo riassuma in sé moltissimi tratti dell’utente medio della rete internet in Italia. Un comico, un professionista apprezzato e divertente che sa poco o nulla di internet, che un giorno viene avvicinato al tema da una specie di visionario sconosciuto che lo va a trovare in camerino dopo uno spettacolo (così narra la leggenda) e gli spiega, in poche parole, il futuro progressivo del pianeta, cambiato nel profondo dalle reti informatiche. Grillo probabilmente aderisce a questa idea, oppure, meno probabilmente, finge di crederci, perché intuisce che ciò che gli viene raccontato in quel momento è il plot del suo prossimo inedito e lunghissimo spettacolo. Uno show millenarista come i precedenti ma dalle prospettive assai più ampie. Per esempio cambiare il mondo.

Il cranio di Lombroso

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99.

Un paio di mesi fa, Beppe Grillo ha auspicato sul suo blog la dissoluzione dello stato nazionale in più macroregioni “recuperando l’identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle due Sicilie”. A molti è sembrata poco più di una boutade, ma leggendo gli oltre duemila commenti al post è possibile comprendere come Grillo abbia colpito, consapevolmente, laddove sapeva di poter essere ascoltato.

Oggi al Sud una brace cova sotto la cenere, in maniera del tutto speculare al leghismo più acceso e alle scriteriate avventure del separatismo veneto. È il revanscismo neoborbonico.

Tutta colpa di Antonio. Evoluzione del concetto di nazionalpopolare da Gramsci a Pippo Baudo

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Questo pezzo è uscito sul N.16 di Link Idee per la televisione, quel che resta del nazionalpopolare. Puoi trovare Link, oltre che in libreria, anche in formato digitale per iPad (qui), per Android (qui) e per Kindle (qui).

di Raf Valvola Scelsi

Gramsci non ha mai usato il concetto di nazionalpopolare. Perlomeno non nel modo in cui ce ne serviamo volgarmente oggi, e soprattutto intendendolo come un concetto e sostantivo unitario. La ragione della più recente torsione del concetto gramsciano, e anche del suo successo attuale, ha origine nella polemica esplosa nel gennaio 1987 tra l’allora presidente della Rai, Enrico Manca, e il conduttore della trasmissione Fantastico 7, Pippo Baudo. Il casus belli fu (già allora) Beppe Grillo, il quale invitato a intervenire in una puntata della trasmissione in onda il sabato sera, si divertì a sbeffeggiare il recente viaggio in Cina del Presidente del consiglio, Bettino Craxi.

Il cinema e l’Italia: intervista esclusiva a Paolo Virzì

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Paolo Virzì, anche se non lo ammetterà mai, è stato l’unico regista in grado di defibrillare la nostra commedia, un genere che stava morendo e a cui lui ha saputo ridare vita. I suoi film sono colti e popolari al contempo, esattamente come la sua indole. Hanno una doppia lettura, parlano sia al cinefilo che allo spettatore occasionale. Per uno come me, cresciuto nella stasi della provincia, è impossibile che non scatti la mimesi, l’identificazione nei suoi personaggi e nel suo immaginario registico.

Ieri, ho avuto modo di chiacchierare con lui. La conversazione è stata lunga. Abbiamo toccato diversi argomenti, partendo appunto dal suo ultimo film.

Io: Il Capitale Umano è un film corale sulla solitudine. Tutti i personaggi, per un motivo o per l’altro, aspirano a una condizione diversa, cercano altro rispetto a ciò che hanno già. Sei d’accordo?

Paolo Virzì: Ma io come faccio a dire che non sei libero di manifestare questa tua suggestiva visione? (Ride). Sai, i film, quando vengono completati e visti dalle persone, prendono una propria vita. Adesso tu lo descrivi così, e io non me la sento di contraddirti.