Carne da canone

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(fonte immagine)

di Luigi Loi

L’occidentale credeva ingenuamente che le opere d’arte belle fossero anche le più importanti. Abbiamo collocato Bach, Mozart, i Beatles al centro di questa geografia dell’importanza. Peccato che la storia prima o poi metta tutti in imbarazzo. Nel loro tour in Italia del 1965 i Beatles furono accompagnati da Peppino di Capri. Dopo più di 50 anni l’aneddoto ci fa sorridere perché dimentichiamo una cosa: il bello in termini assoluti non esiste, il bello ha sempre un contesto e una storicità. I Beatles hanno influenzato tutte le successive generazioni di musicisti, oggi sono belli e imprescindibili. Nel 1965 anche Peppino di Capri evidentemente lo era.

Insomma, quello che accade in musica accade in letteratura, perché anche qui dove sta il bello nessuno più osa dirlo con certezza. Se venisse lanciato un nuovo programma Voyager, cosa decideremmo di mettere dentro la piccola libreria italiana per extraterrestri?

Specchi, fantasmi, clandestini

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Pubblichiamo un estratto da Fallire. Storia con fantasmi, l’ultimo romanzo di Beppe Sebaste, ringraziando l’autore.

di Beppe Sebaste

Nel film Mirrors il malinconico Kiefer Sutherland fa il guardiano notturno dei resti di un lussuoso grande magazzino di Manhattan distrutto da un incendio. Intatto da allora, è tenuto chiuso e sigillato in attesa che si risolva la diatriba con l’assicurazione. Nell’immenso spazio buio e bruciacchiato, abitato da manichini semi liquefatti e muri tappezzati di specchi, il nuovo guardiano notturno si aggira a sorvegliarne le macerie con una torcia a pile (non c’è più elettricità). Già così è inquietante. Finché sulle superfici degli specchi scopre impronte di mani e polpastrelli, dita che premono il vetro, ma dall’interno, da dietro. Per questo fanno rizzare i capelli.

100 libri per una biblioteca della nonfiction narrativa

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Dal 21 al 23 novembre torna alla Triennale di Milano il ciclo di incontri organizzati da Studio. Vi segnaliamo il programma completo e in particolare l’incontro di venerdì 21 alle 18.30 sul tema Il racconto della realtà: intervengono Cristiano de Majo, Lorenzo Mieli, Aldo Grasso, Francesco Anzelmo e Niccolò Contessa.

Riprendiamo un articolo di Cristiano de Majo apparso su Studio.

(Ho scritto un lista di 100 libri immaginando di mettere insieme una biblioteca di nonfiction narrativa: reportage, memorie, autobiografie, biografie, saggi personali… Ovviamente è un genere che sfugge a una definizione precisa e che quindi si presta all’interpretazione soggettiva, ma la lista è anche un modo per cercare di disegnare un perimetro di questo genere,  che trovo il più interessante campo di applicazione della letteratura in questi anni. Ci sono sicuramente alcuni buchi – libri che non letto, che ho dimenticato o che non considero fondamentali al contrario di altri -e sicuramente un po’ di favoritismo interno, nel senso che sono inclusi libri italiani, anche piccoli e sconosciuti, accanto a capolavori riconosciuti. C’è anche forse una  considerazione perferenziale per le uscite più recenti rispetto a libri del passato e non so se dipende dalla freschezza della lettura o dal fatto che questo tipo di libri si trovino in un momento di interessante evoluzione. L’elenco non segue un ordine preciso.)

Appunti di lettura su “Zoo a due”

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di Stefano Zangrando

Questa non è una recensione, con quelle ho smesso. È qualcosa di più personale: il resoconto di una lettura, forse un post, non so, non è importante. Il libro è Zoo a due di Marino Magliani e Giacomo Sartori, uscito di recente per Perdisa Pop con una prefazione di Beppe Sebaste.

I protagonisti e per lo più anche narratori di questi racconti, brevi i quattordici di Sartori, lunghi i due di Magliani, sono animali. All’inizio della prefazione Sebaste cita alla svelta alcuni fra i più importanti autori di riferimento della letteratura occidentale in fatto di animali, per poi soffermarsi su un testo di un giovane americano contemporaneo di cui in Italia non è tradotto nulla. Segue la prefazione vera e propria, in cui Sebaste, come farebbe qualunque altro autore al posto suo, si appropria del libro in questione, cioè lo sebastizza («Errare. Ecco, questo libro […] è anche un trattato di nomadismo»). Seguono le notazioni di prammatica sul testo, un po’ fumose quelle su Sartori, più pertinenti nel caso di Magliani, per il quale Sebaste tradisce una certa predilezione. La prefazione si conclude con una «dedica» che non è una dedica, ma una citazione da Bob Dylan. Questo per quanto riguarda Sebaste.

Scritture vagabonde

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Questo pezzo è uscito su la Repubblica. (Immagine: Piet Mondrian, Albero Grigio.)

The Faraway Nearby (“la lontana vicinanza”), ossimoro ripreso da una frase della pittrice Georgia O’Keeffe, è il titolo dell’ultimo libro di Rebecca Solnit, scrittrice e giornalista americana, molto più nota in patria che in Italia, dove è stata tradotta piuttosto parzialmente. Conosciuta soprattutto per il suo impegno sul fronte dei disastri (uragano Katrina) e dell’eco-attivismo, con The  Faraway Nearby, uscito da poco per Penguin, la Solnit ha scritto il suo libro più intimo ma allo stesso tempo universale, un testo che nasce come memoir sull’Alzheimer dell’anziana madre e diventa un magnifico collage di collegamenti culturali, vite vissute e viaggi, che investiga le misteriose concatenazioni tra esseri umani. Accoglienza: paragoni con Sebald formulati con note di entusiasmo sulla stampa americana e inglese; recensioni che lo eleggono a lettura fondamentale.