Come sopravvive un papa

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Sull’ultimo numero Lo Straniero, che vi invitiamo a leggere, c’è questo interessante pezzo del vaticanista Iacopo Scaramuzzi sul pontificato di Bergoglio. Valutare il papa argentino sulla base dei nemici che è riuscito a farsi in neanche un anno e mezzo di pontificato, potrebbe essere un buon sistema per capire qualcosa (al di là dei pregiudizi) di ciò che sta accadendo in Vaticano. Ringraziamo “Lo Straniero” per averci consentito di riproporre il pezzo.

di Iacopo Scaramuzzi

Giovanni Paolo I ha regnato per soli 33 giorni ed è morto in circostanze mai del tutto chiarite. Giovanni Paolo II è stato papa per oltre 26 anni ma è scampato per un pelo alla morte a cui lo volevano condannare tre pallottole sparata da Ali Agca il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro. Anche Paolo VI aveva rischiato grosso, quando all’aeroporto di Manila, nel novembre del 1970, uno squilibrato tentò di accoltellarlo, subito bloccato dal monsignore che organizzava i viaggi papali, un robusto giovanottone statunitense di origine lituane che avrebbe fatto strada, Paul Casimir Marcinkus. Benedetto XVI si è dimesso. Fare il papa è un lavoro pericoloso. E Jorge Mario Bergoglio, serenamente, lo sa.

Nanà a Roma

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Michele Masneri fa un viaggio nel tempo nella Roma umbertina per incontrare Emile Zola in un prequel molto deludente della Grande Bellezza. Questo pezzo è uscito su Studio. (Immagine: una scena della Grande Bellezza di Paolo Sorrentino.)

Si legge come come tripadvisor della capitale umbertina; o come making of di Roma (1886), il secondo romanzo di Émile Zola dedicato alle città (dopo Lourdes e prima di Parigi): Il mio viaggio a Roma (edizioni Intra Moenia, 18 euro) arriva in libreria insieme alle brand extension della Grande Bellezza di cui esistono in commercio la sceneggiatura, e il libro-catalogo con le foto di scena. E pure il diario di Zola, delle sue cinque settimane 1894 nella capitale ancora scioccata dalla presa di porta Pia, parte con movimenti di macchina molto sorrentiniani. Subito al Gianicolo, che lo colpisce molto, con grandi dolly sul fontanone e la vista della città, e nel romanzo diventa sontuoso come nella fotografia di Bigazzi: «La piazza era arsa dal gran caldo estivo, mentre dietro, poco più in là, le acque chiare e scroscianti dell’Acqua Paola piovevano in larghi rivi gorgoglianti dalle tre conche della fontana monumentale, nella sua eterna frescura. Lungo il parapetto che cingeva il terrazzo, a picco su Trastevere, si assiepavano i turisti: inglesi smilzi, tedeschi tarchiati, tutti a bocca aperta dall’ammirazione, con in mano la loro guida che consultavano per riconoscere i monumenti».