Fenomenologia del blecche blocche

Black-block

Il 15 ottobre del 2011 a Roma ci fu una manifestazione molto confusa, con moltissimi scontri. Allora, come ormai da dieci anni a questa parte, da Genova in poi, la semplificazione giornalistica vide ne “i black bloc” un modo per risolvere l’analisi della protesta. Probabilmente anche oggi andrà così. Ripubblichiamo un breve intervento di Mazzetta da giornalettismo, un intervento di due anni fa che provava a chiarire alcune piccole cosa su questi neri.

di Mazzetta

La definizione di Black Bloc è stata una delle più usate e abusate degli ultimi giorni, dopo il riot di Roma tutti i media italiani o quasi hanno infatti deciso di adottare la definizione senza pensarci troppo, anche se ben coscienti che si tratta di una semplificazione, usando la quale si confondono i lettori più che accompagnarli nella comprensione di quello che accade. Black bloc è sicuramente una definizione che nell’immaginario dell’italiano medio si accompagna a una valenza negativa e forse il motivo della scelta sta semplicemente nella scelta politica di tante redazioni, che schierandosi contro i facinorosi non hanno mancato di aggiungere sensazione ed enfasi a una serie di vandalismi che poi la condotta della polizia ha trasformato in un confronto fisico con altri manifestanti.

Lavitola e 15 ottobre – la versione di Busi

Riprendiamo dal sito internet Altriabusi.it

di Aldo Busi

Guardando con tristezza patria la foto dell’ufficialmente famigerato Valter Lavitola in compagnia del ministro degli esteri Frattini con il suo omologo albanese ministro Illir Meta e sovrapponendola alla sequenza filmata in cui lo stesso Lavitola scende con Berlusconi dalla scaletta dell’aereo che su volo di Stato li ha portati a Panama a un incontro ufficiale con esponenti politici del paese centroamericano, non ho potuto impedirmi una considerazione del rapporto tra violenza e costi economici della stessa

Pomeriggio del 15 ottobre – Una lettura dei fatti

scontri

La prima cosa che mi viene da dire contro i fascisti, gli infiltrati, il blocco nero, cioè tutti coloro che hanno rovinato la manifestazione del 15 ottobre a Roma, è che avete profanato Piazza San Giovanni, un luogo cardine della storia del movimento operaio italiano.

Lo avete fatto pensando che l’unica manifestazione buona è quella violenta, che l’unica cosa che conta non sia affermare quello in cui si crede, elaborare una strategia matura di lungo periodo, ma scontrarsi con violenza contro la polizia. E non capite che, così facendo, avete distrutto tutto. Non solo una manifestazione che poteva essere bella e invece è stata brutta, ma soprattutto la possibilità che un movimento al pari di quello spagnolo o americano potesse pacificamente sorgere in Italia.

La seconda cosa che mi viene in mente è che siamo qui a dire e ridire cose che diciamo da dieci anni. Basta con la spirale “violenza di pochi-repressione per tutti”. Basta con i soliti vicoli ciechi. Basta con la coreografica messa in scena di chi organizza la propria violenza, in molto talmente coreografico, nel suo gioco delle parti con le forze di polizia, da non avere niente di spontaneo. Neanche la minima traccia di spontaneità…