Credo che i miei lettori portino scarpe da ginnastica. Le lettere John Cheever

John Cheever

di Valentina Della Seta

Scrive Benjamin Cheever: «Mio padre era di un candore estremo, quasi compulsivo, con noi figli. Capivo quando aveva bevuto troppo gin. Capivo quando era in imbarazzo, capivo quando commetteva adulterio. Capivo perfino che tonalità di rossetto lei portasse. Ho spesso udito più di quanto volessi. Ma sono ancora sconvolto da alcune cose che ho scoperto». È un passo della prefazione alla raccolta delle Lettere del padre, John Cheever, pubblicate negli Stati Uniti nel 1988. Il libro esce ora per la prima volta in Italia (Feltrinelli Comete, traduzione di Tommaso Pincio, pp. 488, euro 35,00).
Lo scrittore definito il Čechov dei sobborghi e lOvidio di Ossining, autore di più di cento racconti e di cinque romanzi brevi, era morto nel 1982 a settant’anni.

Il lungo vanitoso addio di Philip Roth

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Questo pezzo è uscito su Il Foglio.

di Annalena Benini

Philip Roth ha annunciato ieri a un magazine letterario olandese che il panino che ha mangiato la scorsa settimana, un sandwich di tacchino con lattuga e pomodoro, è stato il suo ultimo sandwich. La notizia del ritiro ha suscitato lo sgomento dell’editoria e del mondo dei panini. Ma Roth, come già altre volte in passato, è stato categorico: “Ho mangiato il mio primo panino quando avevo tre o quattro anni. Che è quasi ottant’anni fa. Sono un sacco di panini”. È satira, ma potrebbe essere vero, soprattutto nella parte in cui Philip Roth non esclude la possibilità di trovarsi a un buffet con quelle piccole fette di pane di segale, e metterci sopra del roastbeaf, magari anche un sottaceto, ma specifica che nemmeno in quel caso, comunque, si potrebbe parlare di sandwich.