Spaesamento: la street art in mostra a Bologna

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di Licia Vignotto

(foto di Donatella Polletti)

Innanzitutto non c’è nessuno che s’accalca per entrare. Affrontare a Bologna la mostra dedicata alla street art, voluta a Palazzo Pepoli da Fabio Roversi Monaco, è un’esperienza a dir poco straniante. Venerdì 17 marzo è il primo giorno di apertura al pubblico, sono le sei di sera.

Dopo tante polemiche, rimbalzate sulle principali testate nazionali e internazionali per i graffiti di Blu staccati senza il suo consenso ed esposti con entrata a pagamento, ingenuamente pensavo che attorno alla collettiva si sarebbe radunata la classica folla di addetti ai lavori e curiosi. Invece? Niente. È vero che una parte del microcosmo intellettuale locale – principe il collettivo Wu Ming – ha dichiarato di voler boicottare l’evento, sarà questa l’unica ragione della diserzione?

I murales di Blu, o cosa ne pensiamo oggi della distruzione dell’arte

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 di Graziano Graziani Quando si parla di opere d’arte distrutte, cancellate, la prima cosa che viene alla mente sono le epurazioni naziste della cosiddetta “arte degenerata”, i roghi di libri che hanno ispirato un grande classico come Fahrenheit 451 o tutt’al più l’atto sconsiderato di un vandalo. C’è la possibilità che la soppressione di un’opera d’arte […]

L’educazione aristocratica di Zerocalcare a Rebibbia

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Pubblichiamo un’intervista di Marco Cubeddu a Zerocalcare apparsa su Pagina 99. Ringraziamo l’autore e la testata.

Oggi, sabato 8 novembre, alle 18 a piazza Indipendenza a Roma c’è Mille candele per Stefano Cucchi, una fiaccolata promossa da ACAD – Associazione Contro gli Abusi in Divisa Onlus. In fondo all’articolo, l’illustrazione di Zerocalcare.

di Marco Cubeddu

«Pensa che in 15 anni sono stato solo una volta fuori da Rebibbia per più di 4 notti. A Gaza. 9 giorni. Un incubo. L’idea di fare un viaggio non è che mi fa schifo eh, ma io proprio non ce la faccio. Fino a qualche anno fa mi venivano le bolle rosse quando dormivo fuori. Anche le presentazioni, per dire, ne ho 18 già programmate per Dimentica il mio nome, e anche se ne ho diverse vicine io vado, dormo fuori una notte, torno a Rebibbia, magari per un giorno, e poi riparto. Ormai ho imparato a conoscermi. Massimo 4 notti posso resistere».
«Ma che ne so, non ti attira l’idea di andare in Cina, in Australia, in America?»
«Sì. Per 4 notti».

Impara l’arte e schierati da una parte

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di Cristiano Armati Blu colpisce ancora. Lo street artist inserito dall’autorevole The Observer in una lista comprendente i dieci artisti di strada più autorevoli del mondo, dopo aver regalato a Roma lavori importanti come quelli che possono essere ammirati sulle facciate del LOA Acrobax, di Porto Fluviale Occupato e dello Studentato Occupato Alexis, ha rivolto […]

Che cosa fate nel chiuso delle vostre case? La stupidità dello sgombero del Volturno Occupato

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In una Roma messa a dura prova dal caldo e da un anno in cui la spinta repressiva ha toccato altissimi livelli, la notizia è stata di quelle comunque in grado di arrivare come una frustata in faccia alla città: «Stanno sgomberando il Volturno!».

Erano le otto e un quarto del 16 luglio quando un indignato passaparola ha fatto accorrere davanti al portone dell’ex cinema occupato un centinaio di attivisti, ma era già troppo tardi. Numerosi blindati avevano sbarrato le vie limitrofe e nutriti cordoni di celerini, facendo ondeggiare ritmicamente il manganello, non nascondevano di certo le loro reali, voluttuose idee di violenza. La stessa violenza che, nel nome della legge, si scatenava sugli spazi del Volturno, aggredito da picconi immediatamente in grado di demolire arredi e pavimenti, producendo nel giro di un’ora un’immagine in grado di commentarsi da sola: ci sono voluti sei anni per fare del Volturno un teatro aperto alla città e uno degli sportelli del diritto alla casa più noti a livello nazionale, mentre nel giro di appena sessanta minuti tutto è stato distrutto senza nessuna remora. Mancano effettivamente le immagini dei celerini che pisciano per dispetto sugli oggetti degli occupanti, ma alla resa dei conti, quando c’è stata la possibilità di entrare per recuperare le cose più importanti, diverse parti dell’impianto luci e audio risultavano assenti: qualcuno tra poliziotti e operai assoldati per l’apertura della porta se li era rubati!