Un ritratto di Paul Gascoigne

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Questo pezzo è uscito su Studio.

A vent’anni dal suo esordio in serie A Paul Gascoigne, uno dei maggiori talenti del calcio inglese, è tornato sotto la curva dei tifosi della Lazio con cui giocò per tre stagioni negli anni Novanta. Qui “Channel4” lo riprese festante “schiena arcata e braccia alzate” dopo il gol del pareggio nel derby. Fu proprio il passaggio di Gascoigne a Roma la molla che convinse nel 1992 il canale inglese a portare il calcio italiano in diretta tv in Inghilterra (venne prodotto anche un documentario “Gazza, Italian Job”). Quarantasette presenze e sei gol in tre anni travagliati sono assai pochi ma l’alta fedeltà dei tifosi per il mito Gascoigne si spiega con una frase: “immagina Balotelli e Robin Williams fusi insieme, era così in campo.” Inevitabile quindi il revival intorno al giocatore ma anche al suo dramma, perché da troppo tempo tra i tifosi c’è il timore di ricevere prima o poi una notizia fatale.

Stili di gioco: AVB o Quando ti viene voglia di criticare qualcuno ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu

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La rubrica di Daniele Manusia dedicata agli stili di gioco nel calcio affronta oggi la parabola professionale e umana dell’allenatore alla guida del Chelsea, André Villas-Boas. Qui le prima e la seconda puntata dedicate a Zlatan Ibrahimović.

Arrivato al Chelsea per sostituire Carlo Ancelotti dopo una stagione semi-anonima conclusasi con un secondo posto in campionato e il record negativo di 71 punti (record che si riferisce al periodo di gestione Abramovich, dal 2003 ad oggi), Villas-Boas è stato accolto dalla stampa e dai tifosi come il naturale erede di Mourinho. Portoghese anche lui e suo assistente per sette anni, lo hanno subito ribattezzato lo Special Two.
Qualche tempo prima, nell’ottobre del 2010, Gabriele Marcotti sulle pagine del Wall Street Journal scriveva di quell’allenatore appena trentatrenne che, nel solco di Mourinho al Porto, aveva vinto undici partite su undici considerando tutte le competizioni. Ai paragoni che lo volevano il Luke Skywalker di un Mourinho-Yoda, o il Mini-Me del Dottor Male in Austin Powers, Marcotti preferiva quello con Theo Epstein.