Contro le mafie. Intervista a Nicola Gratteri

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Il magistrato Nicola Gratteri dice di commettere sempre lo stesso sbaglio a tavola: promettere di rinunciare ai peccati di gola prima di partire per l’Emilia Romagna. A Correggio dagli uomini della scorta torna indietro una portata di patate al forno, e lui non si fa pregare. Gerace dista cento chilometri da Catanzaro, e Gratteri non si trasferirà all’eventuale ratifica da parte del Plenum del Csm della nomina a Procuratore capo della nevralgica direzione distrettuale di Catanzaro, che cambia la geografia giudiziaria calabrese. Ama il profumo della sua campagna, il legame con la terra da coltivare e i frutti che essa genera da condividere con gli uomini, le famiglie della scorta che nelle ultime settimane si è alzata di livello.

Gratteri, come detto in corsa per la nomina a capo della Procura della Repubblica di Catanzaro, ha trascorso la vigilia di un passaggio professionale cruciale insieme ad Antonio Nicaso, l’amico di una vita.

«La mafia non può esistere, dove la giustizia per tutti è conquista, è coscienza collettiva»

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Pubblichiamo la terza e ultima parte del lungo ritratto di Pio La Torre. Qui la prima e la seconda parte.

Gerardo Chiaromonte era colpito dall’ossessione antimafia di La Torre. Dal consiglio comunale all’Assemblea regionale fino al parlamento nazionale, dove venne eletto nel 1972, fu la prerogativa del suo agire. L’antimafia, non quella delle parole e delle targhe commemorative, era l’unico metodo per schiudere un orizzonte di progresso al paese: senza una sconfitta complessiva della cultura mafiosa il resto è sforzo vano. Comprese, studiando, le evoluzioni del fenomeno: la mafia agricola, quella della città cementificata, il narcotraffico. La mafia dell’accumulazione capitalistica, resa sempre più potente dai ricavi del traffico della droga, ormai indicava i propri interlocutori istituzionali.