Come fu temprato il vino di D’Alema

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Michele Masneri dopo l’esordio con Addio Monti si è rifugiato in campagna, nel cuore del Paese. Non si è occupato però di delitti a sangue freddo, come Truman Capote, ma di un vino molto misterioso nel cuore dell’Umbria…

Questo pezzo è uscito su IL a ottobre 2013. Oggi alle 19 Michele Masneri presenta Addio Monti alla libreria Gogol& Company di Milano con Federico Sarica e Mario De Santis.

Intanto i nomi. La tenuta si chiama La Madeleine, e uno si aspetterebbe di veder spuntare dai filari qualche Guermantes, o almeno una marchesa di Villeparisis, o un Saint-Loup: e comunque sfarzo, lusso e voluttà. Il vino più importante della produzione si chiamerà Sfide – un cabernet in purezza di cui si faranno 3.000 bottiglie l’anno. Poi l’enologo prescelto, Riccardo Cotarella, presidente ma per estensione “Re” degli enologi italiani, secondo la vulgata, già consulente di Berlusconi e Clooney.

Insomma, da questa tenuta Madeleine di Massimo D’Alema ci si aspettano grandi cose. Messa su nel 2009, sono quindici ettari tra Narni e Otricoli, nel sud dell’Umbria, a un’ora e qualcosa da Roma. Non solo la collaborazione col Re degli enologi ma anche l’inserimento della Madeleine in un ambizioso Wine Research Team per fare vini naturali rivoluzionari d’alta gamma senza l’uso di solfiti. Al progetto aderiscono altre 25 tenute tra cui le araldiche Conte Leone de Castris e Domaine du Comte de Thun.

Bersani alla Corrida della gggente

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Da ragazzo non riuscivo a guardare nemmeno dieci minuti della Corrida. Non sostenevo fisicamente la visione, dovevo a tutti i costi alzarmi e cambiare stanza o canale. Non sopportavo la gente che veniva umiliata, si faceva umiliare, si umiliava volontariamente. Mia mamma, equilibrata ed “empatica”, mi spiegava che per un anziano stonato andare lì a farsi fischiare era una bella cosa, perché sta finalmente in televisione e quando torna a casa tutti lo fermano e si fanno raccontare come sono gli studi di Canale 5, gli offrono un caffè, gli chiedono se Corrado è davvero alla mano. Perché, a conti fatti, “il simpatico vecchietto” è uscito dall’anonimato, per i suoi quindici minuti, e bisogna anche capire gli altri, giudicandoli non sulla base delle nostre impuntature e preferenze.

Mondo movies

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Il vortice di immagini in cui affoghiamo non ci chiarisce le idee. Amplifica l’ambiguità, ricopre gli eventi di una torbida patina spettacolare. Il video del bambino padovano trascinato dagli agenti di polizia viene condiviso e commentato da migliaia di utenti sui social network, prima di essere ingoiato dalla televisione. Eppure le dinamiche profonde della vicenda umana rimangono ignote, in mancanza di uno sguardo etico che si assuma la responsabilità di approfondire, con pudore e precisione, lontano dai riflettori. Nel tritatutto di Blob appare Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, che azzarda un’analisi semiotica in un tribuna pomeridiana: “Il filmato fa troppo effetto per via dell’audio, quelle urla della zia e del bambino. Provate a cambiargli colonna sonora”. I blobbisti eseguono alla lettera, sovrapponendo alle immagini il nostalgico elogio dell’infanzia calcistica di De Gregori. Le parole “Nino non aver paura” scorrono mentre il bambino scalcia, per liberarsi dalla stretta dei poliziotti.

La Cina è vicina:
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Questo pezzo è uscito su La Lettura del «Corriere della Sera».

L’era dell’accesso globale si dimostra molto spesso un’illusione costruita su un redivivo labirinto di Cnosso. Basti pensare che l’Occidente è venuto a conoscenza del più agghiacciante talk show televisivo mai prodotto solo a sei anni dalla sua messa in onda. È dal 2006 che “Interviste prima dell’esecuzione”, dell’Henan Legal Channel, è tra i programmi di approfondimento giornalistico più seguiti della Cina centrale. Anche quaranta milioni di spettatori nel prime time del sabato sera, quando Ding Yu, un’avvenente giornalista plurilaureata, intervista i condannati a poche ore dall’esecuzione. Con serietà e compostezza prende da loro informazioni su film e canzoni preferite. Poi l’affondo. Al dead man walking viene chiesto di riassumere i propri crimini, e Ding Yu non esita a biasimare l’intervistato con durezza: “è una fortuna che tu sia in galera per ciò che hai fatto. Sei un escremento”.

Hemingway a Cortina. Il fascino degli intellettuali da colbacco

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Ora che Cortina è considerata più che la perla delle Dolomiti, la meta dei furbetti, Francesco Longo ha deciso di auto-denunciarsi. Ripubblichiamo il suo reportage da Cortina, pubblicato sul Riformista del gennaio 2010.

Essere maschi

Vorrei dare qualche consiglio per i regali di Natale alla famiglia o agli amici di Bruno Vespa, dopo aver letto Il cuore e la spada. È eloquente che il suo libro-panettone, che campeggia a mucchi nei bookstore, dedicato alla storia dei centocinquant’anni dell’unità d’Italia tra pubblico e privato, faccia una precisa scelta di campo: le donne per Vespa non esistono.