Gloria e fetore della noble art. Le mitiche sfide del pugilato in due romanzi che hanno come voce narrante un giornalista

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Pubblichiamo una recensione di Matteo Nucci, uscita sul «Messaggero», su «Il colosso d’argilla» di Budd Schulberg (66th and 2nd) e «Il professionista» di W.C. Heinz (Giunti).

“Un mondo di odori aspri e pungenti, un fetore selvatico e viziato in cui si mescolano sudore e pomate, magliette usate, sigari da quattro soldi e un ammasso di corpi,alcuni coperti, altri no, stipati dentro una stanza evidentemente priva di impianti di ventilazione”. Esiste ancora, questo mondo. Forse non finirà mai, il mondo delle palestre dove si costruiscono pugili, e gli odori resteranno sempre gli stessi. Tutti sanno però che nel nuovo millennio qualcosa è inesorabilmente cambiato. Lo sport è tra i più antichi. Alcuni credono di vederlo raffigurato addirittura in graffiti che affondano nell’oscurità del III millennio a.C. e certo Omero lo racconta nell’VIII a.C. e gli scultori antichi ne danno ampie testimonianze (su tutti il “pugile a riposo” della scuola di Lisippo, al Museo nazionale romano). Eppure quella che fu ribattezzata “nobile arte”, dopo il secolo d’oro del Novecento, con l’esplosione del pugilato americano, soffre di un’evidente malattia di decadenza. Fortuna che la letteratura si sia spesa sull’argomento e che ci siano libri per molti anni ignorati in Italia che finalmente arrivano in traduzione. Quel che è capitato, in questi mesi, con Il colosso d’argilla di Budd Schulberg (66th and 2nd, pp. 411, euro 20) e Il professionista di W.C. Heinz (Giunti, pp. 367, euro 12), due romanzi capaci di raccontarci splendori e miserie di un mondo unico.

James Franco in arte Re Mida

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Pubblichiamo un articolo di Tiziana Lo Porto, uscito su «D – La Repubblica delle donne», su James Franco, da poco in libreria con «In stato di ebbrezza».

Parlando di Truman Capote e delle sue frequentazioni extra-letterarie, qualcuno negli anni Sessanta ebbe a dire: “All writers are starfuckers”. Cioè, gli scrittori hanno un debole per le celebrità, o, più alla lettera: non c’è scrittore che non si scoperebbe una star. Lecito dunque domandarsi cosa succeda nel caso in cui lo scrittore sia già una celebrità. James Franco, per esempio. Che succede quando una star del cinema idolo delle teenager si trasforma di colpo in scrittore di racconti? Diventa “fucker “di se stesso? Da traduttrice del suo libro (In stato di ebbrezza, minimum fax, 14 euro, in libreria da pochi giorni), mesi fa ho chiamato James Franco al telefono per chiedergli un paio di cose sui racconti. Superata la parte in cui lui m’ha chiesto se mi fosse piaciuto il suo libro, io gli ho detto che sì, mi era piaciuto moltissimo, lui s’è rallegrato e m’ha detto che se era così mi avrebbe fatto leggere anche il prossimo, io l’ho ringraziato, e così via di convenevoli per una buona decina di minuti, abbiamo speso i successivi venti a parlare solo ed esclusivamente della traduzione.

Scorsese & Schulberg

proibizionismo

di Nicola Villa

Che la televisione americana sia molto più vitale e viva, oggi, del suo cinema sembra essersene accorto anche Scorsese, produttore di una nuova serie che si dice possa superare nell’immaginario l’egemonia vintage di Mad Men. Si tratta di Boardwalk Empire, la serie sugli anni venti e il proibizionismo prodotta e girata, solo il pilota, da Martin Scorsese e scritta da Terence Winter (l’autore dei Sopranos)