Quando la distopia è realtà – alcune considerazioni su Cime Abissali di Aleksandr Zinov’ev

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Comincia con la solenne inaugurazione di un immondezzaio poi subito abbandonato, Cime abissali, il più celebre romanzo del logico Aleksandr Zinov’ev, oggi riproposto in volume unico da Adelphi. Se per il lettore italiano la scena è un immediato indicatore della natura satirica dell’opera, per il lettore russo tale nozione giunge addirittura prima. Il titolo, al di là dell’ossimoro, è infatti un gioco di parole tra sijajuščie, radiose, e zijajuščie, abissali, e dato che l’equivalente russo del nostro “sol dell’avvenire” sono le “cime radiose” (del socialismo realizzato) è subito chiaro che si è di fronte a un libro che nel proprio paese non avrebbe potuto vedere la pubblicazione.

Grandi scrittori immortalati da grandi fotografi

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Questo pezzo è uscito su Europa. (Immagine: Emmanuel Carrère, Parigi, 2004. ©Lise Sarfati/Magnum Photos/Contrasto)

Soprattutto, gli scrittori pensano e osservano. Riconoscerli è semplice perché di solito sono circondati da oggetti e ambienti che certificano il loro talento artistico. Gli scrittori sono i loro stessi gesti, i vezzi e i velluti che sigillano la loro diversità (penne, baffi, scrivanie, papillon, bretelle, scarpette e bicchieri di vino). È appena uscito Scrittori (libro edito da Contrasto) che presenta 250 fotografie di grandi scrittori immortalati da fotografi altrettanto celebri (Cartier-Bresson, Robert Capa, Elliott Erwitt, Ugo Mulas, Salgado, e altri). Ma questo splendido catalogo è anche involontariamente un manuale di retorica che illustra la mitologia che avvolge intellettuali, romanzieri e poeti. Per prima cosa, lo scrittore autentico è circondato da libri. Libri sfogliati, libri che caricano chi li sfiora del loro potere evocativo. Molti volumi infatti tra le mani di Adonis e Yeats, di Apollinaire e Cabrera Infante, mentre Márquez ha una copia di Cent’anni di solitudine aperta sulla testa, e spessissimo i libri rifulgono dallo sfondo: dagli scaffali di Margaret Atwood, George Bataille, Malaparte e Gadda. Pile torreggiano da terra e circondano Peter Handke, Musil è sommerso da quelli impilati sulla scrivania; abbondano le librerie ordinate di Vargas Llosa, di Vila Matas, della Némirovsky, e quelle disordinate à la Mishima.

Da Tolstoj a Nabokov, le opere salvate dalle mogli

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Questo pezzo è uscito su Repubblica. (Immagine: Sofia e Lev Tolstoj.)

Per quanti romanzi russi possiamo avere letto e amato, è sempre poco quel che sappiamo dei loro autori e soprattutto delle loro mogli. Abbiamo notizia e memoria di Sofia Tolstoj e Anna Dostoevskij. Delle signore Nabokov, Bulgakov, Mandelstam e Solzhenitsyn riconosciamo facilmente i cognomi e fatichiamo a ricordare i nomi. Nella migliore delle ipotesi diamo loro merito di essere state compagne e muse, ignorando spesso l’effettiva portata che la loro presenza ha avuto nella storia della letteratura russa. A colmare la lacuna arriva dall’America un importante libro dal titolo The Wives: The Women Behind Russia’s Literary Giants (Pegasus Book, $ 27,95), ovvero ‘Le mogli: le donne dietro i giganti della letteratura russa’. A firmarlo è Alexandra Popoff, giornalista e scrittrice russa che attualmente vive in Canada, figlia a sua volta di una scrittore e cresciuta con la convinzione che “tutte le mogli degli scrittori fossero coinvolte nel lavoro creativo del marito tanto quanto lo era mia madre”. Ovvero, che quella di “moglie di scrittore” fosse in sé un mestiere.

Blog, riviste e siti letterari: il dibattito culturale in Rete

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Questo pezzo è uscito su Repubblica. (Immagine: Miler Lagos.)

“L’ascesa dei blog letterari danneggia la letteratura e rischia di abbassare il livello della critica”.

A parlare è sir Peter Stothard, direttore del «Times Literary Supplement» e presidente di giuria del prossimo Man Booker Prize. Riportata di recente dall’«Indipendent», la dichiarazione ha scatenato oltremanica le polemiche di rito sul dilettantismo digitale. “È bello che in giro ci siano tanti book blogger”, ha continuato Stothard, “ma essere un critico è diverso dal limitarsi a condividere dei gusti. Non tutte le opinioni hanno lo stesso valore”. Il problema è che Stothard è a propria volta un blogger, e qualche tempo fa un suo avatar incontrava Lara Croft in una special edition di Tomb Rider messa a punto dalla Core proprio in accordo col «Times».