Dalla forma di formaggio alle forme di cultura, e ritorno

galbani

di Lanfranco Caminiti

«Non era senza un vero dispiacere che per l’addietro, sostando davanti al negozio dei principali salumieri delle nostre città, non si potesse scorgere alcun formaggio di lusso che portasse un nome italiano. Fui il primo che, dopo lunga esperienza, riuscii a soppiantare l’importazione estera, mettendo in commercio i miei formaggi di lusso, uso Francesi»[1]. Parole di Egidio Galbani, lombardo, l’inventore del Formaggio del Bel Paese.

Con spirito che potremmo definire caseario–patriottico Egidio Galbani agli inizi del Novecento, in un tempo in cui i formaggi erano ancora perlopiù artigianali — la Valsassina è la “terra” da cui vengono le famiglie Cademartori, Ciresa, Galbani, Locatelli, Invernizzi, Mauri — e la cui distribuzione era limitata all’ambito locale, confeziona un prodotto per la tavola fabbricato in uno stabilimento industriale, appoggiandosi alla rete ferroviaria che andava irrobustendosi e corroborandola con una propria distribuzione attraverso furgoncini, e sostenendolo con un’innovativa campagna pubblicitaria: un successo enorme durato un secolo, oggi la Galbani è “straniera” come tanti altri prodotti italiani, della francese Lactalis dal 2006 [gli “uso Francesi” si sono riappropriati dell’imitazione italiana]. Davvero un grande spirito imprenditoriale, un “capitano coraggioso”.

Audaci, veri e molto comici, ecco i supereroi fai-da-te

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Questo pezzo è uscito su Repubblica.

Un senso di giustizia, così come un barlume di filantropia, è presente in ognuno di noi. Nel momento in cui si supera la misura consueta e l’attaccamento alle persone insieme a un bisogno inestimabile di equità coagulano e si insediano in un individuo, allora, insensibilmente, irreparabilmente, sta per nascere una figura che conterrà in sé qualcosa di eroico e di grottesco.

Supergiusti, supertosti, superveri. Alla scoperta dei supereroi fai-da-te (Caratteri Mobili) di Silvestro Ferrara è il compendio – troppo breve, un centinaio di pagine, rispetto alle molteplici implicazioni di ciò che descrive – di che cosa sono i contemporanei real life superhero. Vale a dire coloro i quali, da qualche parte nel mondo, hanno deciso di servire il genere umano non tramite un bonifico bancario (troppo disincarnato) o un altrettanto generico volontariato presso una mensa o un dormitorio pubblico, bensì trasformando se stessi, un pezzo della loro vita, in un bene materiale attivo.

Non è un paese per elfi

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Questo articolo è uscito su Orwell, supplemento culturale del quotidiano Pubblico. (Modificazione corporea di Russ Foxx)

Metti di giocare a Dungeons & Dragons da vent’anni, ma di aver sempre tenuto la cosa distinta dalle tue letture; pudore, forse. Poi un giorno entri in libreria e ti avvicini, quasi per caso, alla sezione fantasy. Gli autori sono dozzine. Svariati i nomi italiani. Stai quasi per comprare qualcosa, per capire (in realtà, pensi che leggere una storia di magia ti andrebbe anche: di certo deve essere un’esperienza rassicurante – e poi la Terra di Mezzo ti manca così tanto…), tuttavia orientarsi non è banale. Ne sfogli un paio, ma hai la sensazione che ti manchino proprio gli strumenti per scegliere.

L’arte del racconto – tradizione e innovazioni, da J.D. Salinger ad Alice Munro

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Questo pezzo è uscito su Repubblica.

Nella prima pagina di Un giorno ideale per i pescibanana – probabilmente il miglior racconto di J.D. Salinger – una ragazza di nome Muriel Glass alza la cornetta del telefono in una camera d’albergo dopo essersi passata lo smalto sulle unghie. Dall’altra parte del filo c’è sua madre, una pedante signora middle class la quale per tutta la conversazione ventila l’ipotesi che Seymour, il giovane marito di Muriel congedato dall’esercito dopo la fine della II guerra mondiale, sia un soggetto poco raccomandabile. “Muriel, te lo chiedo per l’ultima volta: stai bene?” “Mamma – disse la ragazza – per la novantaseiesima volta: sì”. “E non vuoi tornare a casa?” “Mamma, no“.