“Le cose belle” è un film meraviglioso. Poi non dite che non lo sapevate e l’avete perso

le-cose-belle-silvana-sorbetti-in-una-scena-del-documentario-ambientato-nella-napoli-del-1999-254124

Questo articolo è uscito su Europa.

Tutti sappiamo cos’è il tempo, ma quando ce lo chiedono – Sant’Agostino l’ha detto per noi – chi è in grado di spiegarlo? Le opere d’arte che io trovo più commoventi sono proprio quelle che si perdono, meravigliosamente riescono – proprio perché falliscono – in questo tentativo, raccontare il tempo. Così la fortuna dei giorni di un’estate ancora semipiovosa è che al cinema ci sono due film di questo tipo. Due parti ventennali, due meraviglie, due film che continuano a produrre senso, a vivere, a trasformarsi anche oltre il cut finale. Il primo è Synecdoche, New York di Charlie Kaufman, uscito nel 2008 e proposto in Italia solo oggi, sottratto all’oblio dalla recente morte dell’interprete principale, Philip Seymour Hoffman, di cui – per una ferocia ironica – Synecdoche sembra proprio una biografia ultraterrena, un testamento spirituale, un  destruttrurato e tristissimo. Mi piacerebbe parlare di questo film, ma la sua eco emotiva è già così infinitamente replicabile che mi sembra di poter prendermi del tempo e analizzarlo in futuro. Anche perché questo breve articolo è soprattutto un invito a vedere – urgentemente (le sale in cui è proiettato sono pochissime, e ci resterà per non molti giorni) – Le cose belle di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno.

“Le cose belle” di Ferrente e Piperno è il miglior documentario dell’anno

Enzo-motorino-con-fidanzata-L

Pubblichiamo un’intervista di Camilla Ruggiero ad Agostino Ferrente, regista insieme a Giovanni Piperno del documentario Le cose belle vincitore del Doc/it Professional Award, del Premio del Pubblico Italiano, del Premio del Pubblico Europeo e del Premio Fake Factory. Questo pezzo è uscito su Kino Review, che ringraziamo.

di Camilla Ruggiero

È sorprendente quanto, in fin de conti, il film più riuscito ed emozionante di tutti sia la vita stessa, anche quando può sembrare sgraziata e continuamente offesa, come quella dei quattro protagonisti di questo meraviglioso film. Le cose belle è fatto di vita: quattordici anni di riprese per un’ora e mezza di destino. Parliamone con uno dei due autori, Agostino Ferrente che forse, proprio per la consapevolezza di aver maneggiato qualcosa di più grande di lui, è molto emozionato.

Le cose belle nasce dall’idea di riutilizzare materiale di un altro vostro film, ‘Intervista a mia madre’, in una chiave nuova e abbastanza inedita, almeno in Italia. Ci racconti di cosa tratta il primo film del 1999?

Sì, allora, il film tratta della vita di due ragazzi dodicenni e due ragazze quattordicenni e del loro rapporto con le proprie famiglie e principalmente con le mamme. Io e Giovanni Piperno, il coautore, li filmammo in quella fase della vita in cui gli occhi brillano di una luce speciale e in una città, Napoli, dove tutto sembrava più forte: la violenza, le speranze, l’energia, la sensualità, la rassegnazione.