Che cosa rimane

Capaci

Oggi, come molti di voi ricordano, è l’anniversario dell’assassinio di Giovanni Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Lo ricordiamo con questo breve testo inedito, scritto una decina di anni fa.

Chiudere gli occhi e riaprirli era una specie di gioco cha facevo da bambino. Era credere di avere una macchina fotografica incastonata negli occhi. Ogni battito di palpebre un flash, e qualcosa sulla retina rimaneva impressionato. Contavo fino a uno, a due, a tre, e poi mi domandavo: Se adesso riapro gli occhi qualcosa è cambiato? Sono io che faccio accadere le cose con la forza dell’attesa del mio sguardo? Odiavo il tempo immobile. Capitava anche così, spesso, che con gli occhi chiusi, durante queste acmi fasulle suonasse qualcuno alla porta oppure squillasse il telefono. Del resto in un’infanzia, in un’adolescenza passata in una casa, senza tempi scanditi da nulla, il telefono diventava il cuore aritmico domestico (così era nelle sitcom, così era nella vita). E anche quella volta tirai la testa in basso, chiusi gli occhi per cinque, dieci secondi, e il telefono squillò, e disse: “Maude”.