Aboliamo le prigioni?

carceri

A cicli mensili o annuali, si parla in Italia di “emergenza carceri”. Questa volta è stato Napolitano stesso a farsi carico di una questione che va al di là di qualsiasi piccola occasione politica. Qualche anno fa a minimum fax pubblicammo un libro radicale, Aboliamo le prigioni? di Angela Davis, che faceva piazza pulita di tutta una serie di luoghi comuni sulle carceri. Ne ripubblichiamo un estratto, sperando che possa contribuire a un dibattito sempre, purtroppo, urgente.

di Angela Davis

In gran parte del mondo si dà per scontato che chiunque sia stato giudicato colpevole di un reato grave vada in prigione. In alcuni paesi – compresi gli Stati Uniti – dove la pena capitale non è ancora stata abolita, un numero piccolo, ma significativo, di persone è condannato a morte per quelli che sono considerati crimini particolarmente efferati. Molti conoscono la campagna per l’abolizione della pena di morte, che in effetti è già stata abolita in quasi tutti i paesi. Persino i più strenui sostenitori della pena capitale ne riconoscono gli aspetti controversi, e sono davvero pochi quelli che non riescono a immaginare che si possa vivere senza di essa.

Il carcere, viceversa, è considerato un elemento inevitabile e permanente della nostra vita sociale. I più rimangono sorpresi nel sentire che anche il movimento per l’abolizione delle prigioni ha una lunga storia, risalente addirittura alla comparsa del carcere come principale forma di punizione.

Morire, vivere

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Varcare le frontiere

Questo ariticolo è stato già postato su Innocenti evasioni. Ci sono frontiere visibili e frontiere nascoste. Frontiere reali e frontiere immaginarie. Frontiere di cui percepiamo tutta l’ignominia, l’inutilità, il non senso. E frontiere che si nascondono nelle pieghe della società, ed è anche peggio: perché questo nascondimento produce un rafforzamento delle divisioni, ingigantisce la loro […]