Nondimanco: Carlo Ginzburg tra Machiavelli e Pascal

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Con il termine microstoria si intende una tendenza della ricerca storica, che però immediatamente ne trascende i confini per diventare storia del pensiero e della cultura, che a partire dagli anni Settanta e sotto l’influsso di tendenze straniere, una su tutte la scuola francese degli Annales, pratica una ricerca che trova suo luogo privilegiato nelle storie particolari e circoscritte di piccole comunità, avvenimenti che sfuggono alle indagini a vasta scala ma che offrono fondamentali chiavi di lettura.

Rileggendo Gatsby e Frankenstein, all’ombra del memoir

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La collana Passaparola dell’editore Marsilio, ideata da Chiara Valerio, editor della narrativa italiana della casa editrice veneziana, ha un compito sulla carta abbastanza semplice: si tratta di un esercizio tutto sommato comune che consiste nello scrivere un libro in cui un autore rilegge, attraverso una chiave narrativa, un testo letterario che ha avuto un ruolo particolare nella sua vita e nella sua formazione.

Ad emergere sono dunque dei veri e propri memoir estremamente letterari, che nascono dall’incontro tra un libro e la biografia dello scrittore.

Hayden White: il passato messo in scena

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Il 5 marzo è morto Hayden White, filosofo della storia e storico della cultura, autore di testi che hanno profondamente influenzato il dibattito accademico sul rapporto tra i fatti storici e la loro rappresentazione. Lo ricordiamo con un’intervista uscita sul manifesto nel 2006. Proprio quando, negli anni ’70, la polizia di Los Angeles lo considerava […]

Una riflessione sulle false notizie: l’attualità di Marc Bloch

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di Matteo Moca

La Prima Guerra Mondiale è stata, per motivi molteplici ed oltre l’orrore che si è trascinata con sé, un momento di svolta nello studio dell’uomo sull’uomo e sulla civiltà, un periodo favorevole all’analisi di una collettività che aveva subìto il primo atto di un orrore che sarebbe stato destinato a ripetersi dopo vent’anni. Basti pensare alla serie di studi che sono apparsi dopo la sua conclusione, al celebre Terra di nessuno di Eric J. Leed e a Il disagio nella civiltà di Sigmund Freud. Non a caso scelgo questi due testi, perché il primo è il ritratto più fedele e profondo delle conseguenze della guerra sui soldati e quindi sull’individualità, (argomento studiato oltretutto anche da Freud), mentre il secondo allarga lo sguardo all’intera civiltà, arrivando a conclusioni raggelanti all’alba dell’ascesa del nazismo e al nuovo orrore, ancor più grande, della Seconda Guerra Mondiale.

L’Italia nella pittura di paesaggio

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(Nell’immagine il dipinto Fuga in Egitto (1609), di Adam Elsheimer)

Questo pezzo è uscito su Repubblica.

«Esiste ancora l’Italia? Quella misteriosa concrezione di natura e di storia che, rivelandosi, non poteva non cambiare gli artisti e il mondo? L’Italia del Rinascimento e della Maniera Moderna di Raffaello che divenne modello all’Europa, l’Italia dell’antichità che i neoclassici intesero come dimora, come approdo ritrovato per sempre. E l’Italia della Natura, quando l’uomo moderno, divenuto viandante, inseguiva un altrove che coincideva con luoghi reali. Luoghi che non erano privi di passato e memoria, ma che venivano ora investiti da un sentimento così dirompente da fare emergere, ancora in Italia, il volto moderno della pittura». È racchiuso in questo brano il senso dell’ultimo libro di Anna Ottani Cavina, che è una storia del paesaggio come protagonista della pittura: Terre senz’ombra. L’Italia dipinta, che esce nella collana Imago di Adelphi, inaugurata poche settimane fa da Paura reverenza terrore di Carlo Ginzburg.

Firenze, lo sai…?

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Pubblichiamo un articolo di Tomaso Montanari uscito su il manifesto. Alla luce dei recenti avvenimenti l’articolo è introdotto da una nota dell’autore che riportiamo di seguito.
L’altro ieri, 22 settembre 2014, Cristina Acidini ha comunicato di essersi dimessa dalla guida della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, e ha spiegato: «La mia decisione, che arriva dopo oltre 38 anni di servizio, scaturisce dalla valutazione dei probabili effetti della riforma in itinere: infatti nel futuro assetto di soprintendenze e musei non è prevista una posizione paragonabile alla mia attuale, che il Ministero mi ha assegnato nell’ottobre 2006». Nella stessa occasione, tuttavia, la soprintendente ha ammesso di essere oggetto di due inchieste. Una della Corte dei Conti, relativa all’uso del Giardino di Boboli come ‘location’ di eventi, e una della Procura della Repubblica di Firenze sulle assicurazioni delle opere d’arte che la Soprintendenza spedisce da anni in tutto il mondo. In quest’ultima inchiesta è indagato anche un altro protagonista del mio articolo, Antonio Paolucci. E la Acidini è anche imputata nel processo contabile di appello per l’acquisto pubblico di un Crocifisso improbabilmente attribuito a Michelangelo: un’operazione propiziata dallo stesso Paolucci. Ferma restando la presunzione d’innocenza, non può non colpire questa clamorosa conferma dell’inestricabile intreccio tra l’opposizione alla riforma del Ministero e la difesa a oltranza del ‘sistema Firenze’.

Leggere tracce: il viaggio salvato dalla letteratura

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1. Che cos’è Google Treks e come viaggeremo su Marte

Philip Dick avrebbe alzato le sopracciglia.

Nel suo racconto Possiamo ricordarlo per te all’ingrosso (1966) il protagonista Douglas Quail si rivolge all’agenzia di viaggi virtuali REKAL per farsi impiantare le memorie di un viaggio su Marte che non potrà mai permettersi di fare. «Lei non può farlo veramente», riassume l’impiegata, «ma può averlo fatto». E lo rassicura sulla qualità del prodotto: la memoria impiantata è «più della cosa reale»; la memoria vera e propria, «con tutte le sue vaghezze, omissioni, ellissi, per non dire distorsioni – quella è la seconda scelta».[1]

Come slogan della Rekal, troviamo oggi questi imperativi sulla rete, che ci invitano a viaggiare restando seduti: «scatena il tuo esploratore interiore», «passeggia su una meraviglia del mondo», «scopri il laboratorio vivente di Darwin». Non provengono da un’agenzia di viaggi, ma dalla nuova pagina Google Treks, che presenta itinerari di foto navigabili in siti pittoreschi come il parco del Gran Canyon in Arizona e le Isole Galàpagos. Un progetto simile è quello italiano Trailmeup, che si propone di riprodurre sentieri e camminate in luoghi di interesse paesaggistico e culturale, accompagnando le immagini con commenti audio affidati a specialisti come geologi e antropologi.

Sull’uso pubblico della storia: ossia perché Odifreddi poteva semplicemente dire “Ho detto una cavolata”

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Sono alcuni giorni che si è generato un complicato dibattito in rete a partire da alcune affermazioni di Piergiorgio Odifreddi sull’Olocausto, il nazismo, e via via l’ermeneutica storica, lo statuto di verità della disciplina storica stessa. Odifreddi ha fatto il punto su questa polemica che lo ha visto come oggetto, più che come soggetto del discutere, nel post precedente, rispondendo a Christian Raimo che qui, sua volta, indirettamente (rispondendo a Quit the Doner) lo chiamava molto direttamente in causa. In questo intervento spostiamo l’attenzione su alcune questioni di metodo che investono la storia, il suo uso pubblico, e la funzione dell’intellettuale nel dibattito pubblico.

di Vanessa Roghi

Ogni volta che, da storica, penso alla matematica mi viene in mente Alberto Sordi che, ne Il maestro di Vigevano, detta alla classe un problema incomprensibile fondato peraltro su un assunto assolutamente discutibile e casuale: una massaia lascia le mele dal lattaio e deve tornare a prenderle. Perché, si domanda Sordi, la massaia lascia le mele?

Perché lasciare le mele serve a dimostrare qualcosa, a spiegarlo, a renderlo comprensibile, un ragionamento induttivo. Un metodo che gli storici non usano, e per quanto possa parere loro assurdo, funziona. Vorrei ritornare dunque sulla questione del metodo, che sul merito altri sono intervenuti.