The end of bookishness: uno scrittore al confine tra due mondi

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Dal nostro archivio, un approfondimento di Carlo Mazza Galanti su Rosso Floyd di Michele Mari apparso su minima&moralia il 23 aprile 2010.

«Perché se è vero che il mezzo è il messaggio e che l’avvento della multimedialità interattiva cambierà tutto (ma voglio prendermi il lusso di sperare il contrario fino all’ultimo, come un soldato giapponese in un atollo), è anche vero che una delle cose più vere e commoventi di ogni creazione artistica è sempre stata il conflitto con il proprio mezzo. Quindi prepariamoci alla lotta, con questi non-libri che ci aspettano, senza affrettarci a salutarli come trionfatori».

È questa la breve ma significativa reazione di Michele Mari (pubblicata sul Corriere della sera del 9 agosto del 2000) al lungo e interessante saggio di Gabriele Frasca che chiude la Storia generale della letteratura diretta da Nino Borsellino e Walter Pedullà.

Orientalismo. Arthur Rimbaud a Java e Luigi Ontani a Bali

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Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo (fonte immagine)

La mia percezione di Bali è stata scossa dalla lettura di un libro notevole di qualche anno fa scritto da Lawrence Osborne e intitolato “Il turista nudo” (Adelphi). Lo scrittore inglese definisce l’isola una “Disneyland indù” e spiega come l’immagine di una “Bali magica”, perla di antico induismo giavanese sopravvissuta all’islamizzazione, sia un “artificio coloniale” nato nel corso del novecento per opera di artisti e antropologi: in prima linea Walter Spies, Margaret Mead e Gregory Bateson, ma anche Clifford Geertz e numerosi altri.

Al di là delle discoteche di Kuta, Bali è un luogo così pregno di sacralità e cultura fuori dal tempo, che per l’occidentale di passaggio è difficile credere che tutta quell’arte, ritualità, sensibilità estetica diffusa, siano solo il prodotto di una tradizione reinventata sulla scia dell’esotismo dei personaggi su citati.

I luoghi di Emmanuel Carrère

Propizio è avere ove recarsi

Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo.

Il titolo suona meno strano quando si scopre che viene dall’I Ching, libro che Carrère ha spesso dichiarato di consultare con profitto e regolarità. E non a caso “Propizio è avere ove recarsi” si chiude con la storia di Luke Rhinehart, “L’uomo dei dadi”, autore e protagonista dell’omonimo libro–culto del 1971 che racconta la sua scelta di affidare ogni decisione della propria vita a un lancio di dadi: dove a ogni faccia corrispondevano opzioni sempre più distanti da quello che “avrebbe fatto” con il chiaro intento di spingere la personalità oltre i propri limiti fino, eventualmente, a disintegrarla.

Europeana, il viaggio nel Novecento di Patrick Ourednik

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Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo.

Un’utile chiave di lettura di questo geniale e sfuggente libretto è fornita dal lavoro dell’autore, “traduttore e redattore di enciclopedie”, opportunamente riportato nella breve nota biografica. Patrik Ourednik è di origine ceca, vive in Francia dagli anni ottanta ed Europeana, tradotto in 25 lingue, è il suo maggiore successo. Già pubblicato da :duepunti, piccolo ma glorioso editore siciliano ormai defunto (credo), approda adesso a Compagnia extra, la bella collana diretta da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon per Quodlibet, dove si pubblicano libri dalle forme strane, ludiche, sperimentali.

L’America di Giorgio Vasta

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Questa recensione è uscita sull’ultimo numero di Linus, che ringraziamo.

Se cercate qualcosa di nuovo sull’America non prendete l’ultimo libro di Giorgio Vasta. D’altronde se pure sarà possibile dire qualcosa di nuovo sul luogo più saturo di rappresentazioni al mondo, il punto di Absolutely nothing non sembra quello. Insieme al fotografo Ramak Fazel e all’editrice (e fotografa) Giovanna Silva, Vasta ha percorso per quindici giorni il deserto americano, attraversando California, Arizona, New Mexico, eccetera, fino in Louisiana.

Essere William Burroughs

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Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo.

Quello di Barry Miles non è il primo tentativo di raccontare una delle biografie più estreme della storia letteraria moderna. Il fuorilegge della letteratura (SugarCo, 1992) di Ted Morgan e un paio di altri libri non tradotti in italiano si sono concentrati su diversi periodi della picaresca esistenza dell’autore de Il pasto nudo.

Io sono Burroughs (Il Saggiatore, traduzione di Fabio Pedone) è la summa finale, quella che raccoglie e completa i lavori precedenti grazie, anche, alla prossimità dell’autore con il suo soggetto e con molti personaggi a lui vicini: Miles è stato attivo nel mondo della cultura underground inglese e americana fin dagli anni sessanta, ne ha scritto molto e ha avuto modo di scartabellare nell’archivio sterminato di Burroughs con l’intenzione di catalogarlo: da quel lavoro di scavo è riemerso il manoscritto di Queer.

“Anteprima mondiale” di Aldo Nove, vent’anni dopo “Woobinda”

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La recensione che segue è uscita sul Venerdì, che ringraziamo.

di Giorgio Vasta

È il marzo del 1996 e l’editore Castelvecchi pubblica un libro – sulla copertina arancione una specie di doppio Bill Gates giovanissimo e la scritta Vidal – che si intitola Woobinda e altre storie senza lieto fine, contiene quaranta racconti suddivisi in otto lotti ed è uno dei varchi d’ingresso nella narrativa italiana contemporanea.

Il suo autore all’epoca ventinovenne, Aldo Nove, riferisce di un’epoca sempre più spezzettata, nutrita di oroscopi e di tegolini, in eterna contemplazione della tv, un mondo che nel congedarsi dal tragico eleva il farsesco a nuova normalità. Vent’anni dopo – un tempo storico, certo, ma come aveva intuito Dumas anche prepotentemente letterario – La nave di Teseo pubblica Anteprima mondiale (stavolta in copertina c’è una coppia biancovestita che contempla un paesaggio che serenamente esplode), non tanto il seguito di Woobinda quanto l’ulteriore messa a punto di un discorso su qualcosa (i «rigagnoli d’umanità residua») che per Nove è ossessione, tormento, ragione di infinito stupore.

Kobane Calling, il diario/reportage di Zerocalcare

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Questo articolo è uscito sul numero di maggio della rivista Linus, che ringraziamo (fonte immagine).

Lunedì 11 aprile, ore 22, la coda che si snoda davanti alla Feltrinelli di via Appia fa il giro di tre lati dell’isolato. È la “notte di Zerocalcare”: apertura straordinaria delle Feltrinelli di Roma, Napoli, Milano, Bologna per la promozione di Kobane calling, ultimo lavoro del fumettista romano.

Lungo la fila è parcheggiata una camionetta della polizia, agenti in divisa antisommossa presidiano l’isolato. Colpisce lo spiegamento di forze dell’ordine. Forse si temono proteste. Il giorno prima a Romix un neofascista di Casa Pound ha danneggiato lo stand di Shockdom, colpevole di avere pubblicato un fumetto satirico su Mussolini firmato da Daniele Fabbri e Stefano Antonucci. L’autore del gesto ha messo il video su Facebook. Tra i commenti non manca qualche riferimento a Zerocalcare, i cui legami col mondo dei centri sociali sono noti.

Congo Inc, il romanzo polifonico di In Koli Jean Bofane

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(fonte immagine)

Kinshasa, incidentalmente capitale della Congo Inc, è un laboratorio del futuro. Dal concepimento di Leopoldo II, État Indépendant du Congo, l’attuale Repubblica Democratica del Congo non è un’entità politica; una democrazia fragilissima che dal 1960 solo nel 2006 si è misurata con le urne. Il Congo è una vastità geografica che nelle espressioni culturali e nelle acque di un fiume maestoso trova una propria coincidenza. È un paese a sovranità limitata, è la principale riserva mondiale di materie prime; dunque una Società che deve continuare a soddisfare le necessità della modernità, sostiene lo scrittore In Koli Jean Bofane. Congo Inc, una forma di algoritmo, un caos organizzato, da mettere in marcia per realizzare i grandi disegni del mondo. La Conferenza di Berlino, aperta il 15 novembre 1884 e chiusa il 26 febbraio 1885, aveva stabilito che lo Stato Libero del Congo avrebbe dovuto aprirsi al libero scambio internazionale, un nuovo equilibrio mondiale per il libero commercio di materie prime.

Quali maestri?

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Questo pezzo è uscito sul numero di Linus attualmente in edicola.

La domanda nasce come un gioco davanti a una vecchia pubblicità (apparsa su linus nel maggio 1976): chi può spiegarci, oggi,  “perché siamo diventati come siamo”? Chi potremmo metterci al posto di quei tre (Elio Vittorini, Alberto Moravia, Eugenio Montale)? e conduce fatalmente a interrogarsi sull’endemico senso di inferiorità che attraversa il nostro paesaggio culturale. Osservare quegli illustri scrittori prima ancora che uno sforzo d’intelligenza storica, di critica letteraria o militanza culturale, ha tutta l’aria di un esperimento emotivo. Come ci sentiamo, come vogliamo sentirci rispetto al nostro tempo?