Merce e magia

magritte

di Vittorio Giacopini

Più che un caso eclatante di pensiero unico (già la parola “pensiero” è esagerata) si è trattato di un’allucinazione collettiva, di un abbaglio. Scegliere tra i necrologi di Steve Jobs il più brutto o il più bello o il più melenso appare impresa titanica, impossibile e poi non si tratta di stilare classifiche. È il sintomo a colpire, impressionante; quest’eco planetaria, il contagio.

Il viaggio dell’orsa

minima

Questa recensione di Carlo Mazza Galanti al nuovo libro di Vincenzo Pardini (Il viaggio dell’orsa – Fandango) è uscita su Alias.

Per cominciare, ci si potrebbe concentrare sulla qualità dello stile: le scelte lessicali, i preziosi toscanismi, la carica evocativa di parole semi-dimenticate e recuperate da Pardini con la precisione del collezionista; potremmo stupire della scelta dei nomi di persona, pesanti concentrati di destino prelevati da una onomastica antiquaria, ma ancora viva in certi lembi di provincia italiana

Il fascismo del manager

La redazione di minima vi augura un buon weekend e vi propone un lungo saggio di Massimiliano Nicoli sul fascismo latente nei luoghi di lavoro, uscito per Aut aut. di Massimiliano Nicoli A noi non basta l’obbedienza negativa, né la più abietta delle sottomissioni. Allorché tu ti arrenderai a noi, da ultimo, sarà di tua […]

Tra la Terraferma e Lampedusa: attimi di horror nel film di Crialese

C’è una scena, nell’ultimo film di Emanuele Crialese (che è, come tutti i film di Crialese, un film di scene: scene memorabili, alcune. Prima di essere un eccellente regista quest’uomo è probabilmente un pittore mancato), c’è questa scena dove il giovane protagonista, un ventenne dell’isola di Linosa, si trova in mezzo al mare, di notte, sopra una barca da pesca insieme a una coetanea turista milanese. I ragazzi accendono la lampara e la milanese si butta nell’acqua verde illuminata. Ci si aspetterebbe che succeda qualcosa tra i due, invece un rumore strano, inquietante, distoglie l’attenzione del giovane dalla sua amica: la lampara viene rivolta verso il largo e si materializza una visione degna di un film dell’orrore.

Visibilità, occultamento e convivialità

sarah-moon-photo1

Qui di seguito, per chi fosse interessato al dibattito in corso tra i TQ, una mia mail già circolata all’interno del googlegroup. L’invito è quello a non farci ingannare dal feedback mediatico e dall’apparente “trasparenza” della comunicazione interna (le centinaia, migliaia, di mail che sono circolate, che stanno ancora circolando, dalla pubblicazione dei manifesti). L’occultamento e la convivalità sono due possibili (inizi di) risposte al diktat della visibilità e alla smaterializzazione dei rapporti sociali.

Su Agota Kristof

tlon

Si è a lungo discusso dello “specifico letterario”: di dove fosse collocato l’etimo, il cuore pulsante della letteratura, la sua più intima, ineludibile specificità. Le risposte sono cadute – e continuano a cadere – lontane l’una dall’altra, perché ognuno nutre idee estremamente personali rispetto a come un testo letterario debba e possa essere, oggi

La poesia negli oggetti

sediablu

Pubblichiamo di seguito una recensione apparsa su Alias della raccolta che riunisce tutti i racconti pubblicati da Hanif Kureishi negli ultimi quindici anni. La traduzione del volume è a cura di Ivan Cotroneo e Andrea Silverstri.

Non stupisce più di tanto leggere nella postfazione/testimonianza che chiude Tutti i racconti di Hanif Kureishi, firmata da Ivan Cotroneo (traduttore di buona parte dei testi dello scrittore inglese), questa timida confessione: “i suoi racconti, i suoi romanzi, mi hanno coinvolto troppo, e in alcuni casi (Intimacy, Il mio orecchio sul suo cuore) hanno cambiato la mia vita in un senso troppo personale per parlarne qui.”

Le alpi nel mare

cimitero_sulmare

Non pare certo forzata (se non forse come risposta alla recente voga editoriale di pubblicare mini-libri formato cassa che costano poca fatica e ottengono buoni risultati – tra cui quello di trasformare un testo letterario in qualcosa a metà strada tra un magnete da frigorifero e una guida per le vostre prossime vacanze, ad esempio: ma pazienza) la scelta di Adelphi di estrapolare dall’ultimo libro postumo di W.G. Sebald solo i testi relativi alla Corsica e di raccoglierli sotto il titolo di uno di questi:

In una stanza sconosciuta

road

Questo articolo è uscito per Alias.

Quello del recensire libri sarebbe un mestiere piuttosto ingrato, abbastanza monotono e relativamente (diciamolo pure) compromesso: troppo spesso disturbato da moleste interferenze: amicizie, convenienze, esigenze redazionali. Sarebbe tale e tale resterebbe se nella quotidiana peregrinazione attraverso il prevedibile paesaggio delle “novità” non capitasse saltuariamente, raramente, d’imbattersi in qualche bene prezioso, in libri che valgono da soli la fatica di leggerne molti altri.

Lamentazioni di una social-patica

social

Da un tentativo abortito di recensione de I social network di Giuseppe Riva, Il Mulino.

Quanto tempo vorrai dare ai Signori Grigi?
(Fandzu)

Sì, be’, devo ammettere che non sono mai stata un tipo particolarmente socievole. Da piccolina era mamma che prendeva l’iniziativa e domandava agli altri bambini dei giardinetti se potevo unirmi e giocare con loro. Sicuramente dev’esserci una tara dentro me, per questo oggi sono così.