La traduzione come atto d’amore

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì.

Tradurre è bello. L’ha detto una volta per tutte Massimo Bocchiola nel suo meraviglioso Mai più come ti ho visto. Gli occhi del traduttore e il tempo (recentemente uscito da Einaudi): «Tradurre testi letterari è bello. Consente di impossessarsene a proprio uso, e nel contempo – se lo vogliamo, se ne siamo capaci, molto o poco – di farne dono ad altri. Inoltre, dopo tutti questi anni, il pensiero di non tradurre nulla per un periodo prolungato mi dà un inevitabile senso di vuoto, di routine sconvolta. Di una routine, peraltro, che ha una sua natura molto specifica che potrei definire la felicità del traduttore».