Juan Carlos Onetti e la sapienza del vuoto

onetti

“Lascia perdere il whisky, mettiti a lavorare”. La moglie di Juan Carlos Onetti fu perentoria. Era una giornata caldissima. Lui si aggirava in pigiama e accappatoio con il bicchiere in mano e sembrava non volesse ascoltarla. Carlos Fuentes, che avrebbe poi raccontato l’episodio, lo guardò senza dire una parola e Onetti gli fece cenno di uscire. Percorsero due strade di Montevideo, giusto un isolato e mezzo – due scrittori gomito a gomito, l’uruguagio ancora in pigiama e accappatoio e il whisky in mano, il messicano stordito di ammirazione – e arrivarono al palazzo dove abitava l’amante di Onetti. Salirono su. Fuentes taceva. L’altro si era messo a raccontare i mestieri attraverso cui era passato prima di cominciare a scrivere: aveva fatto il custode, il cameriere e il bigliettaio per eventi sportivi. Poi aveva preso a vendere Picasso falsi. Disse che si divertiva perché alcuni credevano fosse irlandese e si chiamasse O’Netty. Ma non riuscì a continuare con gli episodi del passato. Irruppe l’amante: “Lascia perdere il whisky, mettiti a lavorare” gli disse. Lui si alzò e spinse Fuentes a uscire di nuovo. Tornarono a casa. Un isolato e mezzo di distanza.

Nuove frontiere, la scrittrice apolide e altri viaggiatori

luiselli_zonymaya

Questo pezzo è uscito su Colla. (Foto: Zony Maya.)

di Marco Gigliotti

Che poi la libreria Koob non è mica così lontana. Voglio dire, è vero, devi prendere gli stessi mezzi che prenderesti per andare allo Stadio Olimpico – la metro fino a Flaminio, poi il tram fino a piazza Mancini –, ma ci sono due differenze fondamentali: la prima è che non sei circondato da migliaia di tifosi come per le partite di campionato, quindi aspetterai il tram per un minuto e non per un’ora; la seconda è che una volta sceso al capolinea ti basterà girare l’angolo per arrivare a destinazione.

La libreria è accogliente e ben organizzata: ha un angolo bar, una sala presentazioni, un calendario ricco d’eventi. Quello che c’è intorno invece mette un po’ d’angoscia. I quartieri della Roma bene sono a due passi, ma contrastano nettamente con lo spettacolo offerto da piazza Mancini: capannelli di extracomunitari che bevono Peroni da 66 sul marciapiede e poi scalciano le bottiglie contro i muri; una coppia di zingari che rovista nei cassonetti e seleziona i rifiuti senza preoccuparsi di rimettere dentro gli scarti; un settantenne barcollante che bestemmia in romanesco e si lancia di testa contro ogni saracinesca che incontra.

Il meglio di Pagina3: settimana dall’11 al 15 marzo 2013

fernando_pessoa

Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di marzo è Nicola Lagioia. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Fernando Pessoa.)
Lunedì 11 marzo:

• Julian Barbour, l’uomo che ammazzato il tempo”. Articolo di Claudio Gallo, La Stampa

 “Libertà e diritti non sono negoziabili”. Intervista a Stefano Rodotà a cura di Rossella Guadagnini, MicroMega rivista online