Per chi fai il tifo? Breaking Bad  : dalla parte del cattivo

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Questo articolo è contenuto nella pubblicazione Storie (in) Serie, a cura di Carlotta Susca e Antonietta Rubino, consultabile qui.

di Carlotta Susca

Robin: You’re really telling me that when you watch The Karate Kid, you don’t root for Daniel-san? – Who do you root for in Die Hard?

Barney: Hans Gruber, charming international bandit. At the end, he died hard. He’s the title character.

R.: Okay, The Breakfast Club?

B.: The teacher running detention. He’s the only guy in the whole movie wearing a suit.

R.: I got one. Terminator.

Le porte del male in Twin Peaks

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Questo articolo è contenuto nella pubblicazione Storie (in) Serie, a cura di Carlotta Susca e Antonietta Rubino, consultabile qui

di Michele Casella

Qualora i concetti di spazio e di tempo in Twin Peaks abbiano un significato assimilabile a quello del nostro mondo, esistono un preciso istante e un preciso luogo in cui lo spirito razionale dell’agente speciale Dale Cooper riesce a penetrare la coltre di mistero in cui è immersa questa particolare cittadina.

All’interno del Ghostwood National Forest, a meno di cinque chilometri dal confine fra lo Stato di Washington e il Canada, il buon Dale segue le tracce di Windom Earle, sua nemesi dalla «mente simile a un diamante: fredda, dura e brillante»[1]. Da poche ore l’ex collega ed ex migliore amico di Cooper ha rapito Annie Blackburn, la fanciulla interpretata da una giovane Heather Graham, trascinandola nell’oscurità della Loggia Nera. E proprio nel bosco, all’ombra dei rami dei sicomori, Dale attraversa lo spazio invisibile che unisce i due mondi, spezzando i confini dell’irrazionale grazie ad un intreccio di intuizione, spirito di analisi, coraggio. E paura.

Non fatevi fregare. La fantascienza possibile di Black Mirror, Dave Eggers e LRNZ

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Questo articolo è contenuto nella pubblicazione Storie (in) Serie, a cura di Carlotta Susca e Antonietta Rubino, consultabile qui.

di Jacopo Cirillo

Definire esattamente i contorni e le caratteristiche univoche della fantascienza come genere è praticamente impossibile. Il campo di studio è amplissimo, i confini molto liquidi e gli autori diversi, a volte diversissimi tra loro. Iniziamo con quello di cui siamo sicuri, almeno: parliamo di fantascienza quando l’impatto di una scienza o di una tecnologia sulla società e sul singolo individuo determina il motore narrativo del racconto, del romanzo, del film, della serie tv.

Fame di realtà e l’inattualità della narrazione lineare

i cavalieri dello zodiaco

Carlotta Susca prende spunto da «Fame di realtà» di David Shields e ci propone il suo punto di vista su che cosa «si dovrebbe» scrivere oggi.

di Carlotta Susca

C’è un momento, nell’adolescenza di tutti noi, in cui abbiamo frequentato comitive di persone che non conoscevamo benissimo. Amici di amici, compagni di classe del liceo, gruppi a cui ci siamo affiliati per seguire i nostri primi segreti amori, poi rivelatisi inevitabilmente disastrosi. In questi periodi di iniziazione crudeli e indimenticabili, poi opportunamente romanzati e trasformati dall’azione narrativa della nostra memoria, quasi sempre potremo isolare il momento dei cartoni animati condivisi. Nella variante più comune dalle mie parti si trattava di cantare a turno una sigla per intero, senza sbagliare le parole, accompagnati dal coro di chi non riusciva a trattenersi dall’entusiastico trasporto che la malinconia del felice tempo andato dell’infanzia alimentava.