Sopra e sotto la polvere, a dieci anni dal terremoto all’Aquila

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autrice, la prefazione di Carola Susani al libro di Alessandro Chiappanuvoli Sopra e sotto la polvere – Tutte le tracce del terremoto, uscito per Effequ.

di Carola Susani

A dieci anni dal terremoto all’Aquila c’è polvere, molta di più che in qualsiasi posto io sia stata, tranne forse nel Belice quando ci misi piede nel 1969. Non è solo la polvere del terremoto, anche se per le strade probabilmente ce n’è ancora, è anche la polvere della ricostruzione, della messa in sicurezza, dei restauri, delle nuove costruzioni; le polveri si mischiano. L’Aquila è oggi una città in cui i crolli, i vuoti il silenzio convivono con una vitalità nuova e con la polvere. Così, parlando della polvere, parliamo del terremoto e di tutto quello che è successo poi. La polvere ci guida attraverso il trauma, oltre i crolli.

Tra realismo e incanto: “La prima vita di Italo Orlando” di Carola Susani

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La guerra è finita, da un po’ di tempo ma non da così tanto tempo; Irene, ragazzina, ne è rimasta fuori, «non l’ha conosciuta», è qualcosa che non ha riguardato direttamente la sua vita. Qua e là però affiorano elementi del cataclisma ancora così fresco, una guerra che in Sicilia ha infuriato con forza e violenza: ordigni inesplosi, echi di soldati americani di passaggio lungo i campi, bunker nella terra. Intorno, il futuro sta accadendo, sia pure con siciliana lentezza, il tempo che scorre piano nelle giornate assolate a Sette Cannelle. «A poco a poco avevamo visto fiorire le automobili, avevamo festeggiato le Ape colorate che snaturavano comicamente la campagna». Le cornacchie si agitano sui mandorli.

Charles Dickens racconta il nostro declino

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Dal nostro archivio, un pezzo di Carola Susani apparso su minima&moralia il 21 novembre 2012.

Questo pezzo è uscito sulla rivista Gli Altri. (Immagine: una scena del film Oliver Twist di Roman Polanski.)

E se fosse Dickens il narratore dei nostri giorni? Se fosse la sua disinvoltura tutt’insieme sentimentale, melodrammatica, cupa, torva, picaresca, caricaturale, ma senza livore, senza disprezzo; se fosse quella la superficie specchiante che ci serve per restituire non qualche brandello, ma una visione, del mondo? Cosa ha in comune il nostro tempo con il suo? Come mai si rincorrono, come mai giocano tanto a farsi da specchio, due società così diverse come quella in cui visse e scrisse Dickens e la nostra?

Lì dove mancano le parole. Scrittori al Baobab

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PPubblichiamo un pezzo uscito su Il Dubbio.

di Gaja Cenciarelli

Che lì c’è – anzi, c’era – il Baobab lo capisci subito perché in fondo a via Cupa si vede una macchia scura. Quando arrivo io, poco prima delle sette di sera, i volontari stanno servendo la cena. C’è molta gente che conosco tra le persone che riempiono i piatti, qualcuno di loro lavora nell’editoria. Le persone fanno la fila un paio di volte, forse più. Una donna allatta al seno un neonato sotto una tenda. Due ragazzi di colore appena arrivati mi sorridono e mi dicono ciao.

I locali che prima erano il centro di accoglienza per i rifugiati sono stati restituiti al legittimo proprietario, che ha fatto causa al Comune di Roma e l’ha vinta. Fino a un’ora prima ha diluviato: saranno comunque probabilmente costretti a dormire all’aperto. La gente che incontro ha storie terribili: le donne sono state violentate, salvo quelle in stato di gravidanza. Fuggono dalle bombe, gli uomini sono stati torturati, tutti hanno attraversato a piedi il deserto. Anche ieri sono arrivate altre decine di persone, conoscono il Baobab e vengono direttamente qui.

Quali maestri?

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Questo pezzo è uscito sul numero di Linus attualmente in edicola.

La domanda nasce come un gioco davanti a una vecchia pubblicità (apparsa su linus nel maggio 1976): chi può spiegarci, oggi,  “perché siamo diventati come siamo”? Chi potremmo metterci al posto di quei tre (Elio Vittorini, Alberto Moravia, Eugenio Montale)? e conduce fatalmente a interrogarsi sull’endemico senso di inferiorità che attraversa il nostro paesaggio culturale. Osservare quegli illustri scrittori prima ancora che uno sforzo d’intelligenza storica, di critica letteraria o militanza culturale, ha tutta l’aria di un esperimento emotivo. Come ci sentiamo, come vogliamo sentirci rispetto al nostro tempo?

L’Italia uniforme

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Inizia oggi a Roma la settima edizione del Salone dell’editoria sociale intitolata quest’anno “Gioventù bruciata. Tra crisi e riscatto”. Anticipiamo di seguito una parte dell’intervento che Eugenio Vendemiale, autore di La festa è finita (Caratteri mobili 2015), terrà la sera di sabato all’interno del dibattito “L’Italia delle diversità”, a cui parteciperanno Nicola Lagioia, Christian Raimo e Carola Susani e che sarà moderato da Nicola Villa.

di Eugenio Vendemiale

Si scherza fra amici: L’Italia delle diversità non è tema di dibattito ma colpo di fortuna, vuole dire tutto e niente, carta bianca, traccia libera. Ci insospettisce il ricorso all’accentata finale, che sa di acrobazia lessicale: abbiamo già le differenze, e un’ulteriore deviazione ci pare artificiale. Non diversi né differenti – piuttosto ignoranti e snob –, siamo impegnati a cogliere la presunta falla in qualunque idea ci venga proposta.

Il meglio di Pagina3: settimana dal 25 al 29 marzo

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di marzo è Nicola Lagioia. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: John Steinbeck.)

Lunedì 25 marzo:

 “Psicotici e precari a Paperopoli”. Racconto di Emanuele Trevi, Nazione Indiana online

 “L’isola del tesoro, antidoto alla disperazione”. Articolo di Carola Susani, Gli Altri

Appunti su La Storia, l’innocenza e la colpa

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Carola Susani, autrice di «Eravamo bambini abbastanza», racconta «La Storia» di Elsa Morante in un articolo uscito sull’ultimo numero di «Nuovi Argomenti» dedicato al centenario della nascita della scrittrice romana.

di Carola Susani

In questi giorni rileggevo La Storia di Elsa Morante e mi accorgevo di quanto in profondità quelle pagine si erano depositate in me. Le vicende occorse a Ida, Nino e Useppe, quelle minute e quelle gravi, nell’inverno del 1974, mia madre me le raccontava la sera per addormentarmi. Certo, sorvolava sui momenti più crudi e dolorosi, ma il sentimento del mondo che si respira in quelle pagine, sono sicura, mi è rimasto dentro fin da allora; la saggezza monumentale di Useppe e Bella, la precisione del loro sguardo sulla vita, di assoluta tenerezza.

Un bel dono per Marchionne

di Carola Susani questo pezzo è uscito su «Gli Altri» la settimana scorsa. Vorrei donare a Sergio Marchionne una macchina a pedali collegata a una turbina. Un auto di colore azzurro cielo, luccicante, capace di produrre energia se la pedali. Il dono vuole essere un piccolo, umile promemoria della condizione attuale. Mi piacerebbe che lui […]

Non tutto è perduto: un ritratto di Danilo Dolci

Questo pezzo è uscito per il settimanale Gli altri nel novembre 2010

di Carola Susani

Danilo Dolci era un uomo carismatico, aveva la capacità di trascinare. Con gli strumenti della non-violenza, dal dopoguerra agli anni Settanta, ha lavorato per trasformare la Sicilia occidentale, tentare uno sviluppo, ma diverso, democratico; poi si è occupato di pedagogia, sperimentando quella che chiamava maieutica reciproca.