Sono stato allevato a suon di schiaffi

600full-louis--ferdinand-celine

Ecco un’intervista a Louis-Ferdinand Céline risalente al 1959. L’intervista fu realizzata dalla radio-televisione francese, a opera di Louis Pauwels e André Brissaud. Traduzione di Andrea Lombardi, curatore di questo sito internet dedicato allo scrittore francese.

 I: Louis-Ferdinand Céline, siete uno strano personaggio. Stimolate gli animi delle persone con le vostre opere, le vostre idee ed attitudini. Spesso affermate di essere malcompreso. Ora avete una possibilità per essere meglio compreso. Se doveste autodefinirvi con una parola, quale usereste?

C: Bene. Io lavoro e non me ne frega nulla. È esattamente quello che penso. Giustamente la divergenza d’opinione o il disaccordo  totale può esserci. Il fatto è che dobbiamo aggiungere le colpe della pubblicità. Perché è l’orrore del mondo moderno che produce la pubblicità. Dunque, io sono un partigiano della modestia. Quello che conta è l’oggetto. Questo conta: voi avete un apparecchio davanti a voi. Spero che sia magnifico. Ma, dopo tutto, l’uomo che l’ha inventato potrebbe aver avuto dei problemi. Magari era cornuto, o pederasta. Magari era un biondino (uno che si mette le parrucche NdT). O un androgino. Magari aveva il mal di gola, non so. Ma l’apparecchio funziona. È resistente, non è vero? È l’apparecchio che mi interessa. Ma a me, dell’uomo che l’ha fatto, non mi interessa mica. I cambiamenti d’opinione, questo mi infastidisce.

Tutta una vita con Céline: il viaggio di Lucette al termine della notte

celine1950

Pubblichiamo una recensione di Matteo Nucci, uscita su «il Venerdì di Repubblica», su «Céline segreto» di Lucette Destouches e Véronique Robert (Lantana).

Lucette Almanzor aveva ventiquattro anni quando conobbe Louis Ferdinand Destouches, un seduttore da cui le amiche ballerine dell’Opéra tentarono invano di metterla in guardia. Era il 1936, e nella Parigi del Fronte Popolare, Destouches combatteva già battaglie solitarie e sprezzanti sotto il nome con cui sarebbe rimasto celebre: Céline. Aveva quarantadue anni, era ossessionato dalle ballerine ma detestava quelle che gli si concedevano troppo in fretta. Lucette aspettó un mese, nonostante l’attrazione fisica fortissima, e lo scrittore la ripagó con una promessa: “È con te che voglio finire la mia vita. Ti ho scelta per raccogliere la mia anima dopo la morte”. Lucette avrebbe rispettato il patto.