“Fatti vivo”, la nuova raccolta di Chandra Livia Candiani

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Il 18 aprile è uscito da Einaudi «Fatti vivo», tre anni dopo il grande successo de «La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore», con cui Chandra Livia Candiani esordiva nella collana Bianca portando finalmente al grande pubblico un lavoro di poesia – tra i più significativi oggi in Italia – lungo anni, lungo una vita. Prima di allora, i suoi libri e le sue poesie hanno circolato grazie al passaparola e a un culto fedele e incantato, perlopiù legato a Milano, città dove lei – russa da parte di madre – è nata nel 1952 e vive tuttora, traducendo testi buddisti e per bambini, e conducendo seminari di poesia nelle scuole elementari (esperienza raccolta nel libro «Ma dove sono le parole?», Effigie 2015).

Paolo Nori ovvero l’essenza del tic

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Uno deve avere un certo controllo zen, non dico solo per recensire, ma anche per mettersi semplicemente a scrivere dopo aver letto un libro di Paolo Nori senza prendere dei tic alla Paolo Nori. Certo che quei tic, come tutte le cose nella vita, a un certo punto passano, basta darsi tempo; e se però ne passa troppo, di tempo, perso un rischio un altro se ne prende, cioè va a finire che uno – cioè il recensore – si dimentica quel che c’era nel libro con tutto quel che gli aveva pensato appresso. È complicato in tutti i modi – per cui, tanto vale non darsi tempo. Bisogna usare allora dei piccoli stratagemmi, per uscirne. Ad esempio fare un elenco delle cose che si vuole dire e dirle così come sono, senza girarci intorno, perché «girarci intorno» sarebbe già un tic alla Paolo Nori.

I giganti passi dell’uomo e l’importanza di essere piccoli

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di Daria Balducelli e Azzurra D’Agostino

“Quando uno spettacolo riesce a risuonarci come una festa, accade qualcosa, si rimane sbigottiti dall’entusiasmo collettivo. È un processo di ipnotica meraviglia, ed è così che da spettatore singolo e isolato si diventa pubblico – diventare pubblico significa avere una postura e farla risuonare con gli altri.”

Spettatori e pubblico, una differenza complicata, qui difficile da spiegare, ma su cui ci piace riflettere riprendendo la bella intuizione di Piergiorgio Giacché appuntata dopo un incontro pubblico al Festival Kilowatt di San Sepolcro, all’interno del progetto “Centro della Visione”. Incipit che ci serve per parlare delle persone che “fanno” un festival, una lettura, un concerto, qualsiasi evento culturale collettivo.

La poesia di Chandra Livia Candiani

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Domani esce un bel libro. Non so se dire che è importante. Cioè, non so se posso permettermi di dire o di alludere al fatto che si tratta di un libro importante in senso assoluto, ovvero in senso letterario. Ma in qualche modo lo sto già facendo, o perlomeno mi sto ingarbugliando, e allora mi limito a dire che è un libro importante per me e per il raccolto séguito dell’autrice, un gruppo di lettori fedeli e accaniti, una sorta di culto; e che è importante perché dopo un percorso tra pochi riconoscimenti di peso (due su tutti: quello di Antonio Porta negli anni Settanta e quello del Premio Montale per l’inedito nel 2001) e tanti anni nell’ombra di un cassetto, tra piccoli e piccolissimi editori, questo libro esce per Einaudi. Si intitola «La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore». È un libro di poesie. Lo ha scritto Chandra Livia Candiani.