Julio Cortázar, sulle tracce di Charlie Parker

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Questo pezzo è uscito sul Mucchio, che ringraziamo.

«Ora so che non è così, che Johnny insegue invece di essere inseguito, che tutte le cose che gli stanno capitando nella vita sono gli imprevisti del cacciatore e non dell’animale braccato. Nessuno può sapere cos’è che insegue Johnny, ma è così, è là, in “Amorous”, nella marijuana, nei suoi discorsi assurdi su tante cose, nelle ricadute, nel libro di Dylan Thomas, in tutto quel povero diavolo che è Johnny e che lo rende grande e lo trasforma in un assurdo vivente, in un cacciatore senza braccia e senza gambe, in una lepre che corre dietro a una tigre che dorme».

Johnny, dunque, insegue. E se nessuno sa a cosa dà concretamente la caccia, perlomeno noi sappiamo chi è Johnny Carter, l’inafferrabile protagonista del racconto di Julio Cortázar L’inseguitore: Charlie “Bird” Parker, il genio più puro del jazz americano, tra gli inventori del bepob, inquieto poeta del sax. El perseguidor, il titolo originale del racconto, comparve per la prima volta nella raccolta di storie Le armi segrete, uscita nel 1959 – quattro anni dopo la morte di Parker.

Thelonious Monk, la scoperta del genio

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Il 10 ottobre 1917 nasceva Thelonious Monk, pianista e compositore tra i più importanti della storia della musica jazz. Per ricordarlo pubblichiamo un estratto da Thelonious Monk. Storia di un genio americano, scritto da Robin D.G. Kelley e pubblicato in Italia da minimum fax, che ringraziamo. La traduzione è di Marco Bertoli.

di Robin D.G. Kelly

Fu Mary Lou Williams la prima a dare la notizia a Thelonious. Un tale Bill Gottlieb, un bianco, lo stava cercando. Lavorava per Down Beat come giornalista e fotografo e voleva fare un servizio su Monk. Monk non riusciva a crederci. Era un anno che si arrabattava con lavori da elemosina e adesso la più importante rivista di jazz del paese voleva pubblicare un servizio su di lui. La pubblicità significava lavoro, e Monk aveva un bisogno disperato dell’una e dell’altro. Mary Lou Williams combinò un incontro per i primi di settembre del 1947 e disse a Gottlieb di andare da Thelonious, a casa della signora Monk, sulla Sessantatreesima.

Charles Mingus: «In altre parole io sono tre»

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In occasione dell’uscita del libro-intervista Mingus secondo Mingus di John F. Goodman, pubblichiamo un profilo di Charles Mingus firmato da Eddy Cilìa. Ringraziamo l’autore per la gentile concessione.

di Eddy Cilìa

«Sono Charles Mingus. Mezzo nero, mezzo giallo… ma non proprio giallo e nemmeno bianco quanto basta a essere identificato come tale. Per quanto mi riguarda mi considero un negro… Charles Mingus è un musicista, un musicista meticcio che produce musica bella, terribile, amabile, maschia, femminile, musica. E ogni tipo di suono: forte, piano, inaudito. Suoni, suoni, suoni, suoni, suoni, suoni, suoni… Uno che gli piace un sacco giocare con i suoni».

Si raccontava così – a una radio canadese, in un anno imprecisato (ho preso la citazione dal libretto di Epitaph, riordino ed esecuzione postuma di alcuni dei suoi spartiti più memorabili) – il più grande contrabbassista della storia del jazz e uno dei più grandi compositori – afroamericani e non solo, jazz e non solo – dell’ultimo secolo.

Bird vive, e la sua ombra pure

Da John Coltrane al genio degli scacchi Bobby Fischer al ritorno al jazz. Questo il percorso di Vittorio Giacopini nei suoi ultimi tre libri narrativi. Pubblichiamo una recensione al suo ultimo – Il ladro di suoni – uscita sul «L’Indice» a firma di Nicola Villa. Dopo Al posto della libertà – Breve storia di John […]