Senza cultura non resta che l’eleganza del vizio

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L’alto e il basso non esistono più, e questo lo sappiamo da circa cinquant’anni. Il basso è così divenuto un vero e proprio serbatoio di senso capace di rivelare infiniti spazi e pertugi, mentre l’alto è divenuto lo strumento per leggerlo, per rivelarne appunto i molteplici sensi. Tuttavia come spesso accadeva anche tra Ciccio e […]

Che Fare², una volta non basta

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Questo articolo è comparso (in forma più lunga) la prima volta su doppiozero il 28 ottobre 2013.

di Doppiozero

Nel momento in cui le convenzioni che stanno dietro all’economia sono in difficoltà, ecco che gruppi, singoli, imprese e movimenti si attivano per generare e mettere in circolo valore sociale e culturale. Il valore delle buone idee ora si trova anche nel consenso che queste riscuotono nei pubblici produttivi, tra le comunità e i territori. L’industria culturale tradizionale, fondata  sul consumo di massa, fatica a interpretare adeguatamente le esigenze e le aspirazioni delle persone e delle comunità nell’accesso alla cultura. Per questo è necessario immaginare nuove formule basate sulla creatività, l’innovazione, la collaborazione. È da questa situazione che nascono pratiche diverse, molteplici, sperimentali, ancora tutte da esplorare. Modi di pensare e agire la cultura che spesso si muovono negli interstizi lasciati incustoditi dagli attori più tradizionali e sono portate avanti da coloro che non hanno paura della tecnologia e capiscono invece – o più semplicemente “sentono” – che si tratta di un mezzo e non un fine. Un tavolo di lavoro per assemblare collettivamente narrazioni e visioni.