Origine e identità nel nuovo libro di Melissa Panarello

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di Chiara Babuin

Gli Oceani è il nome della collana editoriale de La Nave di Teseo, che ospita tra i suoi titoli anche il nuovo romanzo di Melissa Panarello. Niente sembra più opportuno del nome di questa collezione editoriale per introdurre il mondo amniotico, lunare, materno de Il primo dolore, il nono libro della scrittrice catanese, il primo firmato con il suo nome per intero.

Per “primo dolore” s’intende il lungo processo di sofferenza fisica, ma anche psichica, che porta una donna a dare alla luce una nuova vita: dalla prima contrazione al parto. E infatti è proprio in questo momento che il romanzo inizia, biforcandosi parallelamente in due linee narrative: la storia di Rosa, una donna di 42 anni, che racconta in prima persona ciò che sta provando e l’ardente desiderio di maternità che l’ha portata fino a quel punto, mentre la sua mente, adesso che sta per partorire, ripesca e s’interroga sulla figura di sua madre: donna terribile, priva d’amore, bella e traumatizzante; e la storia di Agata, narrata in terza persona, una ragazzina che si è appena affacciata al mondo adulto, piena di sogni pianti di nascosto, che si ritrova a dover portare un pancione di nove mesi, senza capire il reale motivo di questa sua condizione.

Gurdjieff: le origini di un insegnamento sconosciuto

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di Chiara Babuin

Chi era Gurdjieff?
Un santo, un cialtrone, uno sciamano, un imbroglione?
Un mistico guardiano di una Tradizione perenne o un volgare affabulatore?

Dalle sue prime apparizione pubbliche, quindi da circa un secolo, ammirazione e sospetto, devozione e calunnia si alternano e mescolano, contribuendo a creare uno dei ritratti più controversi e contraddittori della spiritualità novecentesca.

Certo, superficialmente il “maestro di danze armene” sembra avere il physique du rôle del falso guru: carismatico, misterioso, a tratti triviale, disinvolto e abile con i soldi, abile ipnotista e genio della seduzione dialettica.

L’Ibsen di Popolizio: un’urgente riflessione sulla democrazia

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di Chiara Babuin

Dopo più di un mese di programmazione, sta per chiudere definitivamente i battenti una delle più belle e importanti produzioni firmate Teatro di Roma – Teatro Nazionale: “Un nemico del Popolo”, regia di Massimo Popolizio. Fino al 28 Aprile al Teatro Argentina di Roma.

Un dottore scopre una verità che riguarda la piccola società democratica in cui vive. Una verità che l’uomo ritiene sommamente etico rivelare, per il benessere e quindi il futuro della sua comunità. Ma i rappresentanti di quest’ultima e coloro i quali hanno il potere di influenzare l’opinione pubblica rifiutano e minimizzano la scoperta che minaccia il loro stesso esistere. E il popolo si schiera con chi perora questo suicidio di massa.

“L’Abisso” di Davide Enia: non c’è bisogno di ideologie per fare la cosa giusta

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di Chiara Babuin

“Io non sono di sinistra, anzi, tutt’altro, proprio l’opposto”, dice il sommozzatore del nord Italia, grande come una montagna, e aggiunge: “In mare ogni vita è sacra. Se qualcuno ha bisogno di aiuto, noi lo salviamo. Non ci sono colori, etnie, religioni. È la legge del mare”. Siamo a Lampedusa, il mare è il Mediterraneo e il sommozzatore è uno dei tanti professionisti che prendono servizio nelle operazioni di soccorso, assieme alla Guardia Costiera e al personale medico sanitario.

Il luogo (Lampedusa) è importante, perché da sempre, antropologicamente, è il territorio che detta legge, formando ed educando l’individuo. E per quanto l’uomo sia un essere culturale, che si serve di questa sua abilità intellettuale per strutturare la società in cui vive, qualunque legge istituzionale che non tenga conto degli antichi precetti della Natura è una legge destinata a fallire nel suo proposito etico e politico: bene lo sapevano i greci, che tanti miti hanno lasciato per insegnarcelo.

Cyrano de Bergerac: l’importanza del parlar d’Amore

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di Chiara Babuin

(fonte immagine)

“L’amore-passione fa parte di una certa cultura, della cultura popolare, in forma di film, di romanzi, di canzoni”, afferma in un’intervista Roland Barthes, ma “è fuori moda negli ambienti intellettuali”. Pasolini, nel suo Comizi d’amore, rende esplicito il fatto che, sebbene il tema dell’amore sia spesso presente nelle espressioni artistiche popolari, il popolo non ne parla, non lo tratta, non lo riconosce: “Al vostro amore si aggiunga la coscienza del vostro amore”, augura infatti il poeta corsaro con voce fuori campo.

Ma perché questi grandi intellettuali considerano così importante parlare d’Amore? Perché, esattamente come nel Simposio platonico, socraticamente il discorso fa emergere la coscienza del sentimento. Sentimento percepito come qualcosa di altro dall’individuo, ma che l’individuo stesso genera e da cui ne è, in qualche modo, governato.

Ovidio a Roma: il trionfo del poeta sul Tempo

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di Chiara Babuin

Sta per chiudere improrogabilmente i battenti (20 gennaio) la meravigliosa mostra Ovidio: amori, miti e altre storie, creata in occasione del bimillenario dalla scomparsa del grande poeta (17-18 a.C). È una rassegna maestosa in cui si susseguono 25 secoli di storia artistica (dall’arte greco-classica del V-IV a.C, fino ai giorni nostri), proprio per dar conto al fruitore dell’importanza nella Storia dell’Arte delle opere ovidiane, ma anche per far capire le origini intellettuali dello stesso poeta. Entusiasmante anche tutto l’impianto di incontri e rassegne collaterali sparsi per la Capitale, volti a far conoscere il mondo del poeta di Sulmona.

“Il Gabbiano” di Cechov: una grande regia di Ennio Coltorti

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di Chiara Babuin

La fine dell’800 è caratterizzata da un’inquietudine repressa a fatica, un’indignazione crescente per i vecchi ordini, le vecchie generazioni; da una tecnologia che comincia a invadere progressivamente i ritmi naturali del vivere umano, dove la distinzione tra metropoli e campagna si fa netta e senza possibilità di ritorno. Protagonista di questa condizione è un giovane individuo spaesato e senza riferimenti, che guarda con insofferenza alla comunità, rifugiandosi nella parte più in ombra del proprio io. Sono gli anni che fungono da incubatrice per la Rivoluzione Russa e la Prima Guerra Mondiale.

Solo nell’ultima decade del XIX secolo, Rimbaud muore a soli 37 anni, la Secessione Viennese s’insinua febbricitante nella società della capitale austriaca, esprimendo il suo fermento innovativo e destabilizzante e Freud comincia a pubblicare i suoi primi studi.

I Villani: il Sapere nelle mani raccontato da Don Pasta

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di Chiara Babuin

Continua ad essere proiettata, meritatamente e in varie città, la prima opera filmica di Don Pasta: I Villani, dopo il passaggio a Venezia 75.

Ma troppo è il rispetto per il tema trattato, per firmare la pellicola con il nome d’arte, da personaggio. Don Pasta fa dunque cadere la maschera – pur sempre onesta e umanamente godibile – di cuoco-dj e si presenta “solo” come persona: Daniele de Michele. Perchè è di persone che questo film parla.

I Villani, etimologicamente, sono gli abitanti della villa, ovvero di un appezzamento terriero, al di fuori del castello e del borgo, cioè in aperta campagna. I villani sono dunque i contadini, coloro che quella “villa” la lavorano.

William Turner a Roma: l’occhio emotivo di uno scienziato mistico

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di Chiara Babuin

L’importanza di William Turner (1775-1851) nella Storia dell’Arte è assai rilevante: impressionista prima degli impressionisti, legittimatore dell’acquerello tra le tecniche nobili di pittura; espressione in arte di quel Romanticismo filosofico che ha visto nel pensiero di Burke, Schelling e, per certi aspetti, Schopenhauer i suoi sommi rappresentanti, senza però dimenticare le incrollabili fondamenta del sistema filosofico kantiano.

Il Sogno di Nietzsche: il capolavoro messo in scena dai Coltorti

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di Chiara Babuin e Adriano Ercolani

Il Sogno di Nietzsche: il capolavoro messo in scena dai Coltorti.
Non esiste figura più indegna di rispetto di chi manipola il pensiero di Friedrich Nietzsche, una delle menti più alte e abissali della storia della filosofia, forzandolo a letture biecamente fascistoidi.

O meglio, a ben pensarci, qualcosa di peggio esiste: coloro che ne fanno un fautore dell’immoralismo tout court, che lo erigono a emblema di una visione egotica e rapace dell’esistenza, quasi fosse un profeta dell’edonismo pseudolibertario che domina e intorpidisce le coscienze in questa fase decadente del capitalismo.